David Alaba non sarà Zico, ma nemmeno la Serie A è quella degli anni Ottanta. Per questo Alaba è per l’Udinese del 2026 un grandissimo colpo di immagine, al di là del fatto che l’ex difensore di Bayern Monaco e Real Madrid sia in buone condizioni fisiche, o comunque migliori rispetto alle ultime due stagioni in cui ha giocato pochissimo. A 34 anni e dopo 4 Champions League alzate, di cui 3 da protagonista, se il capitano dell’Austria, rimasto senza contratto, ha scelto la Serie A invece dell’Arabia è perché si sente ancora vivo e questo è un buon segno. Volendo fare dietrologia si potrebbe dire che l'Udinese rinfresca il suo marchio, dopo che le prime offerte dei vari fondi non hanno l'anno scorso avuto seguito. I Pozzo sono sul pezzo da 40 anni, ma tutto finisce. Non oggi.
La scommessa più sicura per queste prima quattro partite del governo Mancini Bis è l’impiego per almeno un minuto di Doumbia e Zoma, visto che una presenza ufficiale toglierebbe loro definitivamente la possibilità di scegliere la Costa d’Avorio. Discorso che vale in particolare per il centrocampista dello Sporting Lisbona, uno dei grandi dimenticati dello scorso mercato nonostante il bergamasco fosse stato uno dei migliori giocatori della B con la maglia del Venezia. È del tutto evidente che per l’Italia e per tante altre nazionali la situazione sia sfuggita di mano, a volte con un mercato osceno e altre, come nel caso dell’Italia, con promesse difficili da mantenere. Chissà se Retegui, in chiave azzurra scoperta del primo Mancini su segnalazione di Totti, non convocato a questo giro perché sta recuperando da un grave infortunio (ma sta giocando e segnando da settimane), si è pentito di aver rinunciato all’Argentina che magari non lo avrebbe voluto ma di sicuro è il suo vero paese. In realtà, senza entrare nel merito di passaporti che in certi posti sono quasi in vendita, se parliamo di calcio dovrebbe contare soltanto la formazione calcistica, definita dalla FIFA in maniera molto chiara: cioè il paese in cui dai 15 ai 21 anni si è giocato per almeno tre stagioni.
Si è mai sentito un allenatore azzurro dire che ha tifato per un club o peggio ancora contro? Con Baldini è successo, visto che il c.t. dell’Under 21 ha sostenuto che il nostro calcio è rappresentato più dal Frosinone di Alvini che dal Como di Fabregas. Di sicuro lo è la sua Under, che fra i convocati per le partite contro Armenia e Polonia ha 5 giocatori del Frosinone (Palmisani, Calvani, Cichella, Fini e Raimondo) contro uno solo del Como (Liberali), come il Napoli, sempre più di quelli di Inter, Juventus e Atalanta. Discorso che nasce vecchio, nel momento in cui la nazionale maggiore dopo l’arrivo di Ruggeri ha ben 10 giocatori provenienti da campionati esteri, di cui 6 dalla Premier League.
Le tre settimane di sosta sono la situazione ideale per esonerare un allenatore, ma Genoa e Venezia hanno resistito alla tentazione, nonostante De Rossi abbia raccolto un punto in 5 partite e Stroppa nemmeno quello. Scelte giuste e non per la sacralità del ruolo, visto che di solito i risultati sono generati dall’ambiente e dal valore della rosa e non è che De Rossi e Stroppa sappiano di calcio più di D’Aversa o Gilardino. Il Genoa ha finora mostrato una discreta fase difensiva mentre il Venezia, all’opposto, crea tantissime occasioni che poi non concretizza. Sulla carta, recuperando gli infortunati, è più facile che risorga il Venezia, anche se il calendario alla ripresa (Atalanta, Napoli, proprio il Genoa, Inter) non è simpatico.
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