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Commissariamento da fantacalcio

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© LAPRESSE
Malagò in bilico, il futuro di Mancini, l'esonero di Tedesco e i nemici di Lotito

La politica e il CONI, cioè sempre la politica, con osservatore interessato la Lega di Serie A, quindi ancora politica, stanno cucinando a fuoco lento Giovanni Malagò. Che fino a ieri si sentiva sicuro della sua poltrona al vertice della FIGC, forte di precedenti noti (Gravina) e meno noti di eletti senza essere tesserati, mentre oggi lo è molto meno. Da quello che è trapelato dalla riunione Giunta CONI la palla passerà a imprecisati giuristi, con tempi che Buonfiglio non ha precisato ma non brevissimi (traduzione: Mancini le sue prime quattro partite da commissario tecnico bis le farà con Malagò ancora presidente) e in ogni caso con una decisione politica visto che sull’argomento il procuratore del CONI Taucer e quello della FIGC Chiné hanno idee diverse. La giustizia non è una scienza esatta e quella sportiva ancora meno. Non giova a Malagò la freddezza della Serie A, prima a candidarlo, nei sui confronti dopo il rifiuto anche solo di prendere in considerazione le candidature di Conte per la Nazionale, né quella del CONI dopo il caso Bianche. E così il commissariamento da ipotesi fantacalcistica, basata su cavilli all'italiana, è diventato uno scenario magari non sicuro ma utile a tenere in scacco Malagò per chissà quanto. 

Domanda al momento accademica: in caso di commissariamento della FIGC la nomina di Mancini a commissario tecnico sarebbe a rischio? Risposta accademica, ricordando quanto accaduto in altre federazioni: teoricamente sì, perché da un punto di vista strettamente formale tutti gli atti amministrativi e di gestione firmati da Malagò decadrebbero d'ufficio o verrebbero invalidati. Non pensiamo però si arrivi a tanto, visto che il bersaglio non è Mancini.

L’esonero lampo di Domenico Tedesco al Bologna va al di là dei soliti discorsi sull’allenatore che non è entrato in sintonia con la squadra, tipo Grosso a Firenze, o del genio incompreso visto che Tedesco è al quarto esonero consecutivo dopo quelli con Lipsia, nazionale belga e Fenerbahce. Il problema è che dopo le cessioni di Castro, Lucumi e Rowe, e la partenza di Freuler, la squadra con cui entrare in sintonia era e rimane di livello bassissimo e non sarebbe un problema se Saputo, Sartori e Di Vaio puntassero a un’onesta salvezza, raccontando la verità ai tifosi. L’ingaggio di Palladino fino al 2029, per certi versi sorprendente visti i dubbi sul futuro di Spalletti e Allegri, dimostra invece che la società ha ambizioni, magari quando rientreranno Dovbyk e Orsolini la situazione si assisterà a centroclassifica anche se non crediamo. Di sicuro con Tedesco la squadra non ha mai brillato ma è stata anche sfortunata: pareggio con il Sassuolo e tre sconfitte di misura con Lazio, Atalanta e Napoli. Alla fine il primo avversario dell'aziendalista è l'azienda. 

Le contestazioni dei tifosi laziali nei confronti di Lotito sono genuine? In gran parte sì, visto che l’abbandono di massa dell’Olimpico è un fenomeno che va al di là del mondo ultras. Questo non toglie che molti nemici del presidente della Lazio stiano giocando sporco, come ha evidenziato un’inchiesta della magistratura che ha parlato di una campagna coordinata di pressione per indurlo a vendere il club. Pressione che si è manifestata non solo con gli striscioni ma anche con minacce e intimidazioni varie. Una campagna che ha ricevuto il sostegno, più o meno in buona fede, di parte dei media. Mai vista una cosa simile con Cairo, ad esempio, nonostante le accuse siano sostanzialmente le stesse (non tifoso, poco disposto a investire, privo di un progetto) e la Lazio degli ultimi 22 anni abbia fatto moltissimo di più del Torino. Insomma, Lotito non è Florentino Perez ma la storia della Lazio fa venire in mente diversi presidenti peggiori, per non parlare di certi potenziali acquirenti spinti da finiti insider.

stefano@indiscreto.net