Mancini ha convinto Alessandro Romano a scegliere l’Italia e la cosa non era scontata, al di là del fatto che il centrocampista del Cagliari sia effettivamente italiano (come entrambi i genitori) e che la parte decisiva della sua formazione calcistica sia avvenuta alla Roma. La novità è che adesso c’è il via libera ufficiale della FIFA, necessario per il primo e unico cambio di maglia (Romano ha giocato nell’Under 20 svizzera) concesso. Nella nazionale di Yakin avrebbe certo avuto in prospettiva più possibilità, in quella italiana se la dovrà vedere con Tonali, Barella, Doumbia, Pisilli e altri che Mancini tiene in considerazione, l’infortunato Locatelli compreso. È anche vero, al di là del sentimento identitario, che la magli azzurra nonostante tutto dà uno status che poche altre danno.
Abbiamo già scritto più volte che da quando Mancini è tornato commissario tecnico sembra che in Italia siano spuntate decine di giovani talenti. Insomma, la narrazione non è tutto ma molto sì… Mancini ha appena osservato di persona Doumbia in Sporting Lisbona-Galatasaray di Champions, ma Doumbia tutto è tranne che una scoperta visto che la scorsa stagione è stato fra i migliori della Serie B e che il Venezia lo ha venduto per 25 milioni. Il suo sì all’Italia è scontato, visto che se avesse voluto la Costa d’Avorio avrebbe potuto giocare subito il Mondiale. Un po’ a sorpresa ha invece preso invece tempo Tresoldi, che per il momento rimane con l’Under 21 tedesca: anche il giocatore del Bruges è italianissimo, ma non di formazione, qualche dubbio in più ce l’ha. Fra l’altro, con buona pace del modello tedesco che ci stanno raccontando da anni, nei prossimi anni la concorrenza in attacco sembra minore in Germania che in Italia.
A proposito di Nazionale, da seguire la situazione di Ancelotti sulla panchina del Brasile, visto che per rispettare il contratto con la CBF (cifre quintuple rispetto a quelle di Mancini, peraltro) non ha proseguito il discorso iniziato da Maldini nelle sue due memorabili settimane da direttore tecnico del Club Italia. Anche a mente fredda fa impressione pensare che gli unici nomi condivisi da Malagò e Maldini fossero Ancelotti e Guardiola. Un po’ come al bar, quando si chiede di rinforzare la propria squadra con Bellingham e Yamal… e in alternativa il primo che passa per strada, o un proprio amico. Il nuovo ciclo quadriennale della Selecão è iniziato con le convocazioni per due amichevoli: ben 16, da Alisson a Neymar, dei 26 del Mondiale sono stati lasciati a casa per puntare su una squadra di giovani che cresca dietro agli indiscutibili Vinicius e Raphinha. Inevitabile la convocazione di Endrick, giocatore che Ancelotti non ha mai particolarmente amato (e fra le cause della prematura eliminazione agli ottavi del Mondiale, con quel gol mangiato sull’assist favoloso di Vinicius), curiosa quella di Breno Bidon che da qualche settimana era nel mirino di Mancini per il suo passaporto italiano da poco ottenuto. Se scendesse in campo in queste amichevoli non potrebbe cambiare maglia prima di tre anni, ma è chiaro che Bidon non sarà mai azzurro.
Pochi risultati sono stati bugiardi come lo 0-1 del Napoli in casa contro l’Arsenal: 26 tiri a 5 per la squadra di Arteta, 4.05 expected goals contro 0.22 (20 volte di più…), una serie incredibile di occasioni buttate via da Odegaard e compagni. L’Allegri post Conte, intelligente gestore di un gruppo a cui era stato tirato il collo, ha funzionato benissimo. Ma nel 2014. Certo è che il suo Napoli è zavorrato da un mercato per forza di cose inesistente e dai tanti giocatori indesiderati, anche da chi li aveva voluti. Insomma, De Laurentiis e soprattutto Manna sanno in quali condizioni stia lavorando Allegri.
Chi non vuole Malagò presidente della FIGC? Dopo le ultime vicende, con il no del procuratore CONI all’archiviazione del caso del non tesseramento, il numero uno del calcio italiano ipotizza che diversi suoi avversari non abbiano accettato l’esito delle elezioni e che quindi stiano cercando di tenerlo in tensione con cavilli e ricorsi. Difficile pensare che Malagò possa decadere, visto che Gravina al momento della sua elezione era nelle stesse condizioni (cioè non tesserato FIGC) e che la norma si presta a varie interpretazioni. Ma a tanti fa piacere e comodo vederlo azzoppato.
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