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Power ranking dei portieri italiani in Premier

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Di Gregorio amplia il numero dei nostri estremi difensori che sono andati a giocare in Inghilterra negli ultimi anni: vediamo alcune delle loro esperienze più curiose

Michele Di Gregorio è andato al Bournemouth e sembra proprio che la Premier non possa fare a meno dei portieri italiani. Lo fa praticamente da sempre, perlomeno da quando è arrivata la Legge Bosman con la libera circolazione dei calciatori in giro per l'Europa. Del resto la nostra scuola è apprezzata un po' ovunque, se consideriamo che il nostro unico vero fuoriclasse al momento è un portiere, Donnarumma, che appunto gioca in Premier. Abbiamo preso comunque cinque di questi portieri, nel bene e nel male, per creare un power ranking. Non ci sono però né Donnarumma né Vicario, tornato in Serie A dopo l'esperienza al Tottenham.

Carlo Cudicini

Figlio d'arte, di uno che peraltro contro una squadra inglese aveva sfoderato una delle migliori prove della sua carriera: papà Fabio, "Ragno Nero", era stato infatti miracoloso contro il Manchester United nella Coppa Campioni 1968-69. La vita di Fabio in Premier è stata legata quasi esclusivamente al Chelsea, in quella squadra che a un certo punto si era riempita di italiani tutti assieme, da Vialli a Zola, da Di Matteo a Dalla Bona. E lui in porta, sostanzialmente titolare fino all'arrivo di Cech (e di Mourinho) nel 2004. Forse dimenticata la sua parentesi al Tottenham, nel dubbio sempre a Londra, città perfetta per lui.

Vito Mannone

Premio alla costanza e alla perseveranza, visto che a 38 anni non solo gioca ancora, ma lo sta facendo proprio in Inghilterra, al Crawley Town, in quarta serie. Zero presenze in Serie A, ma una presenza fissa per oltre un decennio nelle rose delle squadre inglesi, soprattutto come rincalzo. All'inizio dell'Arsenal, poi prestato qua e là e infine titolare del Sunderland. Ultima esperienza concreta, al Reading in Championship, 41 presenze tra 2017 e 2018. Un caso, il suo, veramente curioso: cresciuto nelle giovanili dell'Atalanta, strappato ancora minorenne dall'Arsenal, appunto, in un'operazione alla "Dalla Bona", del contratto da professionista offerto a un ragazzino. Una volta a Londra, accompagnato dalla madre che in certe occasioni cucinerà per altri compagni di squadra dei "Gunners", Mannone da mascotte diventa in realtà un buon portiere di rotazione. Ed è ancora lì che rema.

Matteo Sereni

Lui sì, eravamo abituati a vederlo come il classico portiere di una squadra in lotta per non retrocedere: grande presenza di spirito, grosso e massiccio, con una potenza fisica notevole. Molti in realtà non ricorderanno che per una stagione Sereni ha militato all'Ipswich Town, in Premier League, tra 2001 e 2002. E nel pieno della carriera, non magari cercando di strappare un buon contratto a fine corsa. Certo, l'Ipswich dell'epoca non sembrava poter avere la forza di prendere un giocatore dalla Sampdoria, come fece con Sereni; e invece ci riuscì, anche perché impegnato sul doppio fronte, campionato e Coppa Uefa. Matteo avrebbe risposto presente in una stagione in realtà complicata, conclusasi per i "Tractor Boys" con la retrocessione e il successivo ritorno di Sereni in Italia, al Brescia.

Marco Ambrosio

Anche questa, una storia spettacolare; perché nella stagione 2003-04 il Chelsea riuscì ad avere due portieri tutti e due italiani, con in panchina naturalmente un altro italiano "doc", come Claudio Ranieri. Dalle "minors" di casa nostra (ultima fermata, il Chievo, comunque già in Serie A) a Stanford Bridge, un gran bel salto per Ambrosio, all'epoca piuttosto appariscente anche per via dei capelli biondissimi. Tuttavia niente di cui rimproverargli, da riserva di Cudicini, anche in Champions League, dove i Blues arrivarono in semifinale. Dopodiché con l'arrivo di Mourinho tanti saluti e ritorno a casa dopo un breve passaggio al Grasshoppers.

Massimo Taibi

Marchiato a vita da un errore, colossale davvero, ma al Manchester United di Alex Ferguson sbagliare non era consentito. Povero Taibi, tutto sommato portiere di grande affidabilità in Italia (anche uno dei pochi ad aver segnato su azione, con la Reggina), ma disastroso nella sua breve esperienza in Premier League. Il tempo si ferma per lui il 25 settembre del 1999 quando contro il Southampton un tiro senza pretese di Matt "Le God" Le Tissier gli passa sotto la pancia, mentre il portiere è proteso in una goffa parata con il corpo proteso in avanti. Da 2-1 per lo United a 2-2, in un match che finirà 3-3. Stando a un sondaggio effettuato dal quotidiano "Times" tra i tifosi inglesi Taibi è stato "il peggior portiere mai visto in Premier". Troppo cattivi, forse.