Poche celebrazioni per l’addio al calcio giocato di Ciro Immobile, del resto la Lazio a cui la sua carriera è in gran parte legata è un club che fa vendere meno di altri, quindi Immobile secondo questo pseudo-marketing giornalistico varrebbe meno di mezzi giocatori con altre maglie, anche della stessa Roma. Questo non toglie che la sua carriera sia stata eccellente, anche al di là della clamorose statistiche, dai 350 gol a tutto il resto. La modalità dell’addio ci ha colpito molto, considerato il suo rango: tutto molto dimesso, in uno spogliatoio come quello del Paris FC che in pochi mesi non ha mai sentito suo. Con il senno di poi gli sarebbe convenuto rimanere al Besiktas, dove aveva fatto bene, invece di tornare in Italia, ma al Bologna, limitato dagli infortuni, e poi imbarcarsi in una nuova avventura all’estero che non aveva voglia di affrontare spostando una famiglia con quattro figli. Ovviamente speriamo che la Lazio organizzi qualcosa per lui, un saluto degno, ma con Lotito non c’è da giurarci.
Da ricordare che nell'estate 2024 il trentaquattrenne Immobile, capitano e marcatore record del club, chiese a Lotito di essere liberato con due anni di contratto ancora attivi, che sul bilancio laziale avrebbero pesato per 20 milioni. Avrebbe potuto starsene comodo a Roma, rubando lo stipendio, ma volle venire incontro a una Lazio che puntando su Castellanos non lo voleva più (oggi si dice “Non lo vedeva centrale nel progetto”) e Lotito oltre a risparmiare sul suo ingaggio riuscì anche a ricavare qualche milione dal Besiktas, salutando a modo suo un campione che nella Lazio aveva segnato 207 gol fra campionato e coppe: "È finita l'era dei giocatori bandiera, al centro c'è la Lazio. Qui serve gente che corre". Uno dei tanti addii gelidi di un presidente che ha avuto intuizioni buone, al netto del macchiettismo con cui spesso viene descritto, ma spesso una cattiva gestione umana, lontanissima dalle logiche del tifoso (che peraltro non è).
Al di là della Lazio, Immobile è l'ottavo marcatore di tutti i tempi della Serie A con 201 gol e la classifica cannonieri vinta ben 4 volte: solo Gunnar Nordahl ha fatto meglio di lui, non ci sembra poco. Andando oltre la statistiche si può dire che Immobile nella sua era abbia rappresentato un modello di centravanti in controtendenza: in un calcio che andava spostandosi verso falsi nove, attaccanti di collegamento e prime punte che si abbassavano, lui è rimasto un finalizzatore puro, quasi anacronistico, ma soprattutto uno che giocava e scattava in verticale. Immobile non dominava nel gioco aereo, non difendeva il pallone spalle alla porta e la sua tenuta fisica contro difensori centrali di stazza è sempre stata un limite riconosciuto. Il suo valore stava altrove: nella lettura del movimento in profondità e nel taglio alle spalle della difesa, nella capacità di attaccare lo spazio con un tempismo che pochi centravanti della sua generazione possedevano, e in una freddezza sotto porta che restava intatta anche nelle partite in cui il resto del suo gioco latitava. A questo si aggiungeva una resistenza aerobica sopra la media per il ruolo, che gli permetteva di ripetere sprint e movimenti a vuoto per tutta la partita, componente essenziale nel calcio di pressing alto che gli è stato chiesto negli anni migliori.
Di sicuro sono tanti gli allenatori che in Immobile hanno visto tante cose oltre ai gol. Da Zeman, con cui fu capocannoniere in B nello storico Pescara di Verratti e Insigne, a Ventura nel Torino che conquistò la qualificazione all’Europa League (a tutt'oggi il miglior risultato dell'era Cairo), da Sarri a Simone Inzaghi fino ovviamente a Mancini con cui ha conquistato l’Europeo di 5 anni fa da centravanti titolare, poco finalizzatore ma molto utile ad aprire spazi ai compagni con le sue impressionanti serie di scatti in verticale. Aveva una buona opinione di lui anche Klopp, che pure al Borussia Dortmund lo faceva partire spesso dal panchina, mentre non si è mai preso con Conte, Emery e Italiano.
Questo ormai è il passato, pieno di vittorie e record ma anche di ‘What if’, primo fra tutti quello suila Juventus che per quattro stagioni lo lasciò in prestito, prima di cederlo al Torino, con Cairo che lo rivendette subito in Germania. Poi c'è quello classico sul Napoli, visto che raramente i migliori talenti locali (Immobile è nato e cresciuto a Torre Annunziata) hanno una chance nel settore giovanile del Napoli, per una serie lunghissima serie di motivi. E quello, ancora più scontato, sulla Nazionale: dei tre Mondiali falliti dall'Italia due sarebbero stati Mondiali di Immobile (che ha partecipato a quello del 2014, contro l'Uruguay da titolare), senza dimenticare che la qualificazione non è arrivata anche per colpa sua. Campione che sarà rivalutato.
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