La stagione arbiitrale si è aperta con la conferenza stampa di Daniele Orsato, piena di titoli pro media, primo fra tutti “Non chiamatemi designatore, ma allenatore”. Si dà il caso però che Orsato sia il nuovo designatore di A e B, cioè dei 43 arbitri più criticati d’Italia anche se l’incolumità fisica la rischiano quelli delle categorie inferiori. Veniamo al punto, cercando di evitare quel politichese che spesso usiamo parlando di arbitri: Orsato ha la fama di essere un antipatizzante del VAR e non ha fatto niente per nasconderlo. Una visione dell’arbitraggio che rimette al centro l’arbitro di campo, l’arbitro autorevole (o autoritario e basta, spesso), viene da dire alla Orsato. Che ha promesso di continuare rispettando lo spirito di Rocchi, anche se le nuove indicazioni della UEFA di Rosetti sono chiare: basta con il ricorso al video per qualsiasi stupidaggine o fatto lieve. Traduzione: vedremo meno ‘rigorini’ e anche meno sanzioni dopo ricostruzioni cervellotiche, con il sogno (impossibile) di ridurre il VAR a situazioni di posizione, falli di mano e sviste davvero enormi.
A proposito di Rocchi, se la parte giudiziarie della vicenda che lo ha infangato si è chiusa con l’archiviazione, senza nessuno che gli chiedesse scusa, quella sportiva rimane aperta con il nulla di fatto probabile (ma non sicuro) anche in questo caso. Soltanto dopo la totale riabilitazione rientrerà in pista con un incarico internazionale. Per un po’ non si parlerà del PGMOL all’italiana, una specie di corpo arbitrale d’élite sul modello inglese, una delle cose che gli hanno portato l’ostilità di quella parte dell’AIA che tifa per la mediocrità e l’anzianità che fa grado. E anche i grandi club, cioè tutti, che tifavano per il progetto Rocchi-Gravina stanno in maniera significativa volando bassi sull’argomento. Altro che ex calciatori trasformati in arbitri…
Fra le tante curiosità del nuovo corso arbitrale c’è la figura del direttore tecnico, carica mai esistita e istituita con lo scopo di separare in modo netto la componente politica dell'associazione (presidente, Comitato Nazionale) da quella tecnica (designazioni, valutazioni, carriere degli arbitri). Fin troppo facile fare un confronto con il recente circo riguardante la Nazionale… Per occupare questa casella è stato scelto Domenico Messina, lui stesso designatore di Serie A dal 2014 al 2017, quindi tutt'altro che un tecnico esterno al sistema: prima di questa nomina gestiva le strutture arbitrali di Cipro e Serbia. E soprattutto: la sua individuazione, avvenuta il 13 giugno, è arrivata dopo che Messina aveva già incontrato e ottenuto la fiducia di entrambi i candidati alla presidenza Figc, Abete e Malagò, prima ancora che si sapesse chi avrebbe vinto. Insomma, la figura pensata per garantire indipendenza tecnica dalla politica federale è stata blindata politicamente in anticipo, mettendola al riparo dall'esito delle elezioni. È stato Messina, da direttore tecnico, ad aver indicato Orsato al Comitato Nazionale per la CAN A e B: certo Orsato per il ruolo è molto più credibile di Pirlo, quindi nessuno almeno pubblicamente lo ha contestato.
Per capire il nuovo corso basterà attendere qualche errore in partite importanti, con relative polemiche per interposti ascari mediatici. Nel campionato appena concluso, con Rocchi già autosospeso da fine aprile e la gestione affidata a un designatore ad interim (Domenico Tommasi), i grandi match sono rimasti in gran parte nelle stesse mani di sempre: Milan-Juventus a Sozza, la semifinale di Coppa Italia Inter-Como sempre a Sozza nella stessa settimana, Torino-Inter a Mariani, Juventus-Fiorentina a Massa, eccetera. Le assegnazioni per le partite delle grandi tornano con grande regolarità su un gruppo ristretto di nomi (Guida, Chiffi, Zufferli, Massa, Mariani, Sozza, Marinelli), ma la cosa potrebbe anche essere vista in positivo, con i migliori che arbitrano i migliori.
Orsato arriva da una sola stagione alla guida della CAN C, un curriculum dirigenziale sottilissimo per il salto diretto ai vertici di A e B, e nella sua commissione siedono Luca Banti, Gabriele Gava, Danilo Giannoccaro, ma soprattutto Ciro Carbone e Alessandro Giallatini, i suoi storici assistenti di campo, con cui ha condiviso Mondiali ed Europei. È una squadra di fedelissimi, certo non un gruppo di riformatori del sistema. Il nome alternativo, Nicola Rizzoli, non ha mai davvero preso quota perché lo stesso Rizzoli non era disponibile a lasciare gli incarichi internazionali: segno che l'Aia non ha cercato sul serio una figura esterna all'establishment arbitrale, ha semplicemente scelto la promozione interna. E Malagò, in tutto questo? Da dirigente esperto ha scelto di non scegliere, senza aprire nuovi fronti, sperando che lo stellone che lo ha sempre accompagnato gli regali qualche mese di respiro.
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