Diana Bianchedi capodelegazione della Nazionale di calcio è una purissima operazione di Malagò, liberatosi dell’ipocrisia della ‘condivisione’ durata giusto quelle due settimane con Maldini. Né Ranieri né Mancini sono stati coinvolti in questa scelta di alto profilo che però ha aperto per il presidente della FIGC un nuovo fronte, visto che la bicampionessa olimpica nel fioretto a squadre è vicepresidente vicario del CONI.
Mentre scriviamo queste righe la nomina non è ancora ufficiale e non potrebbe essere altrimenti perché la Bianchedi non ha ancora firmato alcun contratto, ma in ogni caso la parte interessante della vicenda è che lei in quanto vicepresidente e membro della giunta CONI di fatto dovrebbe controllare le varie federazioni, FIGC compresa. Insomma, un conflitto di interessi abbastanza evidente. Il CONI di Buonfiglio, fino a ieri buon amico di Malagò, ha reagito male e in maniera informale la FIGC ha ribattuto che nessuna norma vieta il doppio incarico e che in ogni caso il ruolo di capodelegazione è di “mera rappresentanza”.
Mera rappresentanza? Senza risalire a Mandelli, Carraro o De Gaudio, è difficile definire in questo modo il lavoro di Boniperti, Riva, Vialli e Buffon, nel bene e nel male. Un lavoro svolto in maniera diversa a seconda delle personalità: Boniperti era più dirigente, Riva più confidente dei giocatori, Vialli più motivatore, Buffon più di campo. Senza voler ghettizzare persone di grande qualità, bisogna dire che nessuno ha mai pensato a Boniperti e Buffon come capodelegazione della nazionale di scherma e al di là delle battaglie, raramente genuine, combattute in punta di diritto bisogna dire che ogni sport ha specificità che non si imparano con un corso accelerato. E anche ammettendo di poterlo fare rimane il problema della credibilità nei confronti degli atleti, che davvero non si può improvvisare. Insomma, l’ultimo dei problemi è che la Bianchedi sia una donna.
Di sicuro è uno dei pupilli di Malagò, anche se la sua carriera al CONI è iniziata molto prima dell’era Malagò, e lo è molto più di un Mancini che adesso sarebbe in vacanza disoccupato se soltanto Maldini fosse stato meno rigido sull’impresentabile (e non per il bookmaker russo, pretesto usato per farlo fuori) Pirlo. Coinvolta nei vari progetti olimpici, su tutti ovviamente Milano-Cortina, la Bianchedi è l’ulteriore prova che è meglio fare bene o fallire con la propria testa che con quella degli altri. Una grandissima donna di sport, in campo e fuori, una bandiera dell'Italia in certi casi (Atlanta '96) eroica, ma il calcio è un’altra cosa. La scommessa è che il suo ruolo sarà davvero di mera rappresentanza.
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