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© Getty Images
Progetti da giovani, gli assenti da Baresi, la maglia numero dieci di Antognoni e l'importanza di Mezzaroma

Il futuro del calcio italiano sarà scritto in buona parte da Gianfranco Zola, la cui nomina a coordinatore dei progetti delle attività giovanili (?) adesso è ufficiale. Zola manterrà la vicepresidenza della Serie C guidata da Matteo Marani (ex direttore del Guerin Sportivo, fra l'altro) e in teoria si concentrerà sulle nazionali giovanili, il cui coordinamento tecnico rimane di Maurizio Viscidi, arrivato in FIGC nel 2010 per volere di Sacchi e personaggio tecnicamente divisivo: costruttore di buoni giocatori che poi a 19 anni i club italiani non valorizzano o inseguitore di medagliette? Al di là del giudizio su Viscidi e delle idee di Zola, pensando anche a Ranieri è difficile in questo momento capire chi si occuperà di che cosa, senza contare il fatto che ogni minima scelta di Mancini avrà un impatto anche sulle Under. Ma Zola è un nome indiscutibile, con una visione del calcio che non si limita all’orticello. Si spera che il suo piano abbia più fortuna di quelli di Baggio e Maldini. 

Al funerale di Franco Baresi hanno fatto rumore più gli assenti dei tantissimi presenti, come del resto accade per i funerali delle persone normali. Da Ibrahimovic a Maignan, rimasti in vacanza, a Mancini che è stato compagno di Baresi in Nazionale e comunque avrebbe rappresentato l’Italia più di Ranieri, passando per Malagò, Gullit, Rijkaard, Ancelotti, Sacchi e altri: ognuno avrà avuto i suoi motivi, e il migliore di tutti è che il dolore da vissuto in maniera personale e privata, quindi non entriamo nel merito dei vari forfait. Colpisce però la quasi totale assenza del mondo Berlusconi: non i figli del più grande presidente del Milan di sempre e nemmeno Galliani, soltanto Fedele Confalonieri che negli anni dopo il ritiro, avvenuto nel 1997, dal calcio giocato provò a convincere Berlusconi dell’opportunità di dare a Baresi un ruolo operativo, con effetti immediati sul campo. Invece per qualche anno Baresi fece il vicepresidente di rappresentanza, prima di bruciarsi in quelle poche settimane al Fulham, avventura che rimane misteriosa nei tempi e nei modi.

Abbiamo letto più volte il comunicato della Fiorentina in cui si annuncia il ritiro della maglia numero 10, in occasione della stagione del centenario, per celebrare Giancarlo Antognoni che per tutti, anche per chi non lo ha mai visto giocare, è l’icona del club viola. Lo abbiamo letto più volte perché la decisione di Commisso junior ha validità soltanto per una stagione, la prossima, In pratica dal 2027-28 la maglia numero 10 della Fiorentina sarà assegnata di nuovo, a Gudmundsson o a chissà chi. Il ritiro della maglia a tempo è davvero un’innovazione, chissà quanto avrà fatto piacere (zero?) ad Antognoni. Ci sembra quindi difficile che con questa goffa mossa Commisso abbia ricucito i rapporti con Antognoni, che ha già annunciato di non voler partecipare alle celebrazioni del Centenario. Giusto guardare avanti, senza rimanere ostaggi delle vecchie glorie, ma ancora più giusto non offendere il simbolo della tua squadra. Meglio andare ognuno per la propria strada. 

Addio a Pietro Mezzaroma, il costruttore che nel maggio del 1993 fu insieme a Franco Sensi decisivo nel salvare la Roma dal tracollo finanziario, rilevandone la proprietà da Giuseppe Ciarrapico. Nessuna situazione con due azionisti al 50% può funzionare e quella Roma, dove stava emergendo un Totti ancora minorenne, non fece eccezione, anche perché Sensi scelse di testa sua l’allenatore per la nuova stagione, cioè Mazzone, e quindi come dirigente dovette subire l’ingaggio di Luciano Moggi, voluto dal solo Mezzaroma. La convivenza durò sei mesi, visto che a novembre il molto più tifoso Sensi rilevò la quota di Mezzaroma, diventando proprietario unico e presidente della Roma e liberandosi presto di Moggi, che poi sarebbe tornato alla Juventus. Proprio Moggi avrebbe raccontato di avere conosciuto in questo periodo un giovane Claudio Lotito, fidanzato con la nipote di Mezzaroma e presentatosi come tifoso romanista. Non era esattamente il calcio dei fondi statunitensi, con decisioni prese da megaconsigli di amministrazione o da studi legali con 18 cognomi di partner. 

stefano@indiscreto.net