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Spagna giusta campione del mondo

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© APS
La squadra di De la Fuente ha piegato soltanto nei supplementari un'Argentina stanchissima, dominando ancora una volta e sfruttando la sua panchina. Coronamento di un ciclo eccezionale, degno di quello dei trionfatori nel 2010...

La squadra che più meritava di diventare campione del mondo è diventata campione del mondo e questo non è banale in uno sport come il calcio. La Spagna di De La Fuente ha completato quindi il suo fantastico ciclo battendo un’Argentina impresentabile nella finale di New York, dominando dal primo minuto di partita fino al gol della vittoria di Ferran Torres, al primo minuto del secondo supplementare. Da lì un quarto d’ora di braccino, tendente al terrore: merito anche dello straordinario spirito della squadra di Scaloni che giocava in 10 dalla fine dei tempi regolamentari per l’espulsione di Enzo Fernandez e che ha anche sfiorato il clamoroso pareggio con Simeone. Un peccato che l’Argentina sia arrivata all’ultimo atto sfiancata da troppe battaglie vinte con i nervi e le invenzioni di Messi, come provano i tanti infortuni muscolari e il crollo fisico generalizzato. 20 tiri a 3 per la Spagna, 11 a 0 quelli indirizzati nello specchio della porta, dicono più di mille analisi che pure ci sarà il tempo di fare nei prossimi giorni di astinenza. Adesso è il momento di celebrare il secondo Mondiale vinto dalla Spagna dopo quello del 2010, anch’esso al culmine di un grande ciclo e con alcuni punti in comune con quello della Spagna attuale, primo fra tutti i pochi gol segnati in proporzione alle occasioni create. 

È però il modo in cui la Spagna ha vinto questo Mondiale, più ancora del trofeo in sé, a meritare la celebrazione. Dopo un girone iniziato male, pareggiando con Capo Verde e battendo l'Arabia Saudita e il pessimo Uruguay di Bielsa, la Spagna ha cambiato marcia. Nei sedicesimi 3-0 all'Austria con doppietta di Oyarzabal, un po’ titubante nella finale. Agli ottavi 1-0 al Portogallo deciso da Merino in pieno recupero ma meritato. Ai quarti il turno più complicato: 2-1 al Belgio, con Fabián Ruiz a sbloccarla e ancora Merino, entrato dalla panchina, a risolverla all'88'. È la partita in cui è arrivato l'unico gol subito nell'intero torneo, merito del colpo di testa di De Ketelaere. In semifinale la Francia di Mbappé liquidata con un 2-0 e la palla nascosta per tutta la partita.

Rispetto alla Spagna che aveva dominato l'Europeo tedesco, De la Fuente non ha stravolto l'impianto di gioco ma ha affinato alcuni meccanismi che nel 2024 erano ancora abbozzati. Il primo, e più evidente, è l'uso sistematico della panchina come arma tattica e non come semplice gestione delle rotazioni. Merino, partito titolare solo in poche occasioni, è diventato il jolly decisivo di questo Mondiale, autore di reti pesantissime contro Portogallo e Belgio entrando a gara in corso, in un ruolo che ricorda da vicino quello che fu di Oyarzabal: e in due occasioni è andato a un niente dall’essere match winner anche nella finale. Lo stesso Ferran Torres è entrato dalla panchina contro l’Argentina, per entrare nella storia.

Il secondo elemento è la flessibilità del disegno tattico. Il 4-3-3 asimmetrico rimane il punto di partenza di De la Fuente, con Rodri a dettare i tempi davanti alla difesa, ma il commissario tecnico non ha esitato a virare su assetti più compatti, tipo il 4-2-3-1 visto in gran parte del Mondiale. È una Spagna meno romantica di quella guardiolista (peraltro senza Guardiola allenatore, ma solo pseudo-ispiratore) di un tempo, più disposta a soffrire pur di colpire nel momento giusto, ma capace comunque di produrre calcio di altissimo livello. Il terzo cambiamento riguarda l'equilibrio generazionale fra i Rodri e i Pau Cubarsí, stella di una difesa fantastica anche grazie al possesso palla. Infine De la Fuente ha gestito benissimo una Yamal che arrivava da un infortunio e che ha giocato un Mondiale al 70% della condizione: dire che ha fatto il gregario è esagerato, ma certo non è stato il giocatore-simbolo del torneo. In ogni caso il dio del calcio ha premiato i più meritevoli e non i teorici più forti, cioè la Francia. Meritevoli come movimento, ma non più di Francia, Inghilterra e Germania, ma in campo ci va una squadra. E questa ha conquistato un Mondiale memorabile, che ha consacrato il calcio come sport del pianeta. Non che non lo sapessimo già, ma il gioco della Spagna ce lo ha ricordato. 

stefano@indiscreto.net