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Il pallone della Spagna

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© APS
La squadra di De La Fuente ha vinto la semifinale mondiale contro la Francia dominando sotto ogni aspetto avversari di cilindrata fisica superiore ma che senza spazi  e controllo del gioco sono sembrati normalissimi...

La Spagna si è guadagnata la seconda finale mondiale della sua storia nascondendo il pallone alla Francia che era la favorita di tutti per il Mondiale ma che è riuscita a fare il primo tiro in porta soltanto a 10 minuti dalla fine. Non una sorpresa in assoluto, perché la squadra di De La Fuente nelle precedenti occasioni aveva dimostrato di saper gestire la superiorità fisica francese, ma senz’altro una sorpresa per quanto visto in questo torneo, anche al netto di esultanze pro Instagram e di atteggiamenti bullistici dei Bleus (anche la semifinale l'hanno iniziata picchiando), che non hanno avuto modo di mostrare le loro fiammate. 

Spagna quasi perfetta nella fase difensiva, grazie a undici giocatori su undici portati a dare opportunità di passaggio ai compagni, ma anche nella difesa propriamente detta, con Cucurella spaziale e Unai Simon coraggioso nelle uscite. Rodri e Fabian Ruiz a dirigere l’orchestra in un sistema che ha conquistato anche uno come Yamal, aspettato dopo l’infortunio e salito di partita in partita senza mai strafare: la finale potrebbe essere la sua consacrazione, oltre che quella di un De La Fuente che è uno spot a favore degli allenatori federali alla guida delle nazionali. Non perché sia più bravo di un Ancelotti o di un Nagelsmann, e nemmeno perché abbia con la Spagna vinto quasi tutto (un Europeo e una Nations League con i grandi, più l’Europeo Under 21 e Under 19) ma perché parte di un progetto staccato dal calcio di club e quindi capace di coinvolgere i giocatori in qualcosa che percepiscono come diverso, dalla superstella mediatica come Yamal al leader tecnico-tattico come Rodri, dai diciannovenni ai trentenni, dagli specializzati agli eclettici. Poi chi ha il progetto ma non Rodri, Yamal, Oyarzabal, Dani Olmo, eccetera, magari esce nei gironi, ma infatti la Spagna va confrontata con chi ha il potenziale per un undici titolare da corsa, con chi al Mondiale ha fatto male come la Germania e con chi nemmeno c’era come l’Italia. 

Detto questo, la Francia dei cinque tenori, dei quali quattro contemporaneamente in campo, ha buttato via il Mondiale per come ha giocato anche prima e dopo il fallo di Digne su Yamal che ha indirizzato la partita. Poco coinvolto Dembelé, nervosissimo Mbappé, alla ricerca della posizione Barcola e Olise, la nazionale di Deschamps non è mai riuscita a innescare la sue ripartenze alla PSG ed è stata un po’ viva soltanto alla fine, quando Theo Hernandez e Doué hanno provato qualcosa. Di sicuro la Spagna manda sempre fuori giri i francesi perché non si scopre mai, è cortissima in ogni fase del gioco e soprattutto non ha alcun timore nel vedersi di fronte super-atleti.

Si chiude qui, dopo 14 anni, il ciclo di Deschamps, che nelle grandi manifestazioni ha sempre fatto bene: ai quarti al Mondiale 2014, sconfitto di misura dalla Germania poi campione, vincitore nel 2018, finalista nel quattro anni fa, terzo o quarto adesso. Quanto agli Europei, finale con sconfitta ai supplementari nell’edizione casalinga del 2016, sconfitto dalla Svizzera ai rigori agli ottavi di Euro 2020, e dalla Spagna nella semifinale 2024. Tutti risultati ottenuti con la rosa migliore, o giù di lì, quindi non miracoli ma nemmeno fallimenti: Deschamps è stato un ottimo commissario tecnico, credibile quanto bastava per tenere a freno mille casi di spogliatoio (non a questo giro, dove tutto è filato liscio) e le tensioni razziali tutt’altro che nascoste, uno dei temi del dopo Mondiale e della futura Francia di Zidane. Ma parlando soltanto di calcio e di livello medio dei giocatori si può dire che questo per la Francia sia stato un Mondiale perso. A vincere è invece il modello francese, visto che al torneo hanno partecipato quasi 100 giocatori nati in Francia e che tante nazionali devono ringraziare i centri federali francesi. Non si dovrebbe dimettere nessuno, secondo noi nemmeno Deschamps.

stefano@indiscreto.net