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Semifinali troppo attese

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Haaland eliminato dal cavo, il precedente di Embolo, il marketing nei decenni e il programma di Maldini

Infantino e il pubblico generalista, non soltanto i vituperati americani, hanno avuto le semifinali dei sogni, assenza del Brasile a parte. Con tanti saluti a Norvegia e Svizzera, paesi piccoli e ricchi, che non hanno bisogno del calcio per cementare l’identità nazionale e che non fanno troppo rumore di fronte a un'ingiustizia. Inghilterra-Argentina, mercoledì ad Atlanta, è la semifinale che tutti volevano, quaranta anni dopo la Mano de Dios e il gol del secolo di Maradona. Inutile riproporre storie scritte e lette un milione di volte, meglio concentrarsi su un presente che ha visto la squadra di Tuchel prevalere sulla Norvegia ai supplementari segnando il gol del pareggio in maniera irregolare, visto che l’azione poi chiusa da Bellingham era partita da un rilancio di Nyland deviato dal cavo aereo di una telecamera. Per regolamento, davvero non interpretabile, in caso di contatto con un elemento esterno il gioco andrebbe fermato e ripreso con una rimessa dell'arbitro. Né l'arbitro Turpin né il VAR sono intervenuti e FIFA ha chiuso alla sua maniera il caso sostenendo che il sensore all'interno del pallone non ha registrato alcun picco compatibile con un impatto sul cavo. Bella pubblicità al sensore... In giornalistese si potrebbe dire che poi l’Inghilterra ‘ha legittimato’ ma non è vero nemmeno questo perché la Norvegia nel secondo tempo ha giocato meglio pur non riuscendo mai a innescare Haaland. 

L'Argentina campione in carica ha avuto bisogno anche lei dei supplementari per superare la Svizzera, ribaltata nel finale da Alvarez e Lautaro Martinez. Ma anche in questo caso la partita è stata segnata da un episodio arbitrale con effetti pesantissimi. Al 72', sull'1-1, Embolo è caduto dopo un contatto con Paredes. L'arbitro portoghese Pinheiro ha fischiato fallo ammonendo l'argentino ma richiamato al VAR, però, ha rivisto tutto: niente fallo, solo simulazione dello svizzero. Cartellino a Paredes revocato e Embolo ammonito per simulazione, seconda ammonizione con conseguente espulsione.
La decisione si basa su una regola nuova, introdotta dall'IFAB proprio in questo Mondiale: prima il VAR poteva correggere un cartellino solo se l'arbitro aveva ammonito il giocatore sbagliato della stessa squadra, la nuova norma estende la possibilità anche ai casi in cui il provvedimento riguardi il giocatore sbagliato tra le due squadre coinvolte. Sulla carta è un correttivo sensato contro le simulazioni (e quella di Embolo di sicuro lo era), ma in pratica è diventato un’altra cosa. Pinheiro non ha sbagliato a riconoscere un giocatore, ha semplicemente valutato male l'azione la prima volta: un errore di giudizio, non di identificazione, categoria in cui il VAR non dovrebbe entrare. Rispetto alla partita dell'Inghilterra in Argentina-Svizzera c’è stata poi anche una gestione arbitrale media ai confini della provocazione, con tutti i contatti fifty fifty fischiati contro la squadra di Yakin, che nonostante tutto è quasi riuscita ad arrivare ai rigori. Come già notato contro l’Egitto, la voglia di tutti di celebrare Messi è sfuggita di mano. 

Insomma, il soffitto di cristallo esiste e il Mondiale 2026 lo dimostra in maniera clamorosa con 4 semifinaliste su 4 già vincitrici del torneo. Nel 2022 erano 2, nel 2018 2, nel 2014 3, nel 2010 2, nel 2006 3. L’ultima nuova vincitrice del Mondiale è stata la Spagna del 2010 e non c’è bisogno di ricordare che tipo di squadre fosse, in mezzo a un ciclo fantastico. L’Olanda, il Portogallo, la Croazia, il Marocco, il Belgio, fino alla Norvegia e alla Svizzera della situazione possono compiere un’impresa ma poi trovano sempre l’episodio che gira male. Forse il pubblico del calcio, che sta premiando con ascolti clamorosi anche partite in cui è impossibile tifare per qualcuno, è più avanti dei suoi dirigenti. Terzomondisti o aperti alle outsider quando si tratta di allargare il campo dei partecipanti, con relativi voti, attenti al marleting quando il gioco si fa duro. Ragionamento che non vale soltanto per Infantino ma anche per chi a livello continentale e nazionale spinge sempre quei pochi club.

Nella nomina di Paolo Maldini a direttore tecnico del Club Italia, da tutti applaudita, c’è un aspetto curioso e non è la presenza di Leonardo, pur sorprendente, vecchio amico fatto rientrare nel giro. L’aspetto curioso è che l’ex dirigente, perché è del Maldini dirigente che stiamo parlando, mai ha espresso un’idea sul sistema calcio né tantomeno un’idea di riforma. Non diciamo il mitologico ‘Piano Baggio’ ma anche soltanto considerazioni generiche sui settori giovanili, sulla formazione degli allenatori, sulla struttura dei campionati. Poi il Settore Tecnico rimane formalmente staccato dal Club Italia, anche se il disegno di Malgà è quello prima o poi di unirli. Certo in sede di presentazione Maldini qualcosa dovrà dire, ma il suo valore come dirigente certo finora non l’ha dimostrato con la politica sportiva. Insomma, il sospetto è che il programma di Maldini sia Maldini stesso.

stefano@indiscreto.net