Premessa: la Svezia di Potter è una squadra inguardabile, arrivata al Mondiale per miracolo e per i folli regolamenti delle qualificazioni UEFA: ultima nel suo gruppo dietro Svizzera, Kosovo e Slovenia e ripescata per i risultati in Lega C (…) di Nations League nel playoff in cui poi è stata brava a battere Ucraina e Polonia. Ma questo non toglie che l’’impressione di strapotenza fisica, tecnica e di personalità della Francia la renda la naturale favorita di questo Mondiale, torneo che lei oltretutto alimenta con altre decine di giocatori di nascita e/o formazione francese. Impossibile contare il numero di occasioni da gol create (la rovesciata di Olise sarebbe stata il gol del Mondiale, se non fosse finita sul palo), così come trovare nuovi aggettivi per Mbappé, che paga la sottovalutazione del presente ma che è un’ottima imitazione di Ronaldo, il Ronaldo visto per due stagioni mentre per lui quelle ad alto livello sono ormai dieci. Il quartetto d’attacco - Dembélé, Olise, Barcola, Mbappé – ha ovviamente bisogno della vittoria finale il 19 luglio per conquistarsi un’immortalità da Brasile 1970, e l’unico grande dubbio di Deschamps riguarda proprio questo aspetto: cavalcare l’intercambiabilità e l’intesa fra questi quattro campioni o dare una mano a Tchouameni e Rabiot inserendo un centrocampista in più, lo Zaire-Emery della situazione? Gli ultimi due anni della Francia dicono che il c.t. ormai agli sgoccioli, con Zidane alla porta, andrà avanti con i quattro tenori sperando di avere sempre il pallino del gioco. Andrà così con il Paraguay ed eventualmente anche con il più tosto Marocco nei quarti, mentre in semifinale con l’ipotetica Spagna, squadra spesso indigesta a Deschamps, ci potrebbe essere un colpo da ‘mano dell’allenatore’ anche se per la storia del calcio speriamo di no. Comunque finora impressionanti.
Non sono state una sorpresa nemmeno le sanzioni dell’UEFA nei confronti della Juventus: 6 milioni di multa più altri 14 nel caso non vengano rispettati gli obbiettivi intermedi del settlement agreement, quindi un piano di rientro che dovrebbe far contenere le perdite in 60 milioni nell’ultimo triennio. Sorprendente invece è come i media specializzati (in cosa?) continuino a sparare nomi altisonanti, fra bolliti e non bolliti, quando Carnevali è il primo a sapere, e anche a dire, che già a questo giro il mercato della Juventus non potrà essere in perdita: traguardo difficilissimo anche con lo spazio liberato dall’ingaggio non più da pagare a Vlahovic (più relativo ammortamento), impossibile con un acquisto top vista la difficoltà nel liberarsi di giocatori dallo stipendio pesantissimo, colpa delle varie dirigenze alternatesi negli ultimi anni. La strada più sensata, e più comprensibile per tutti, sarebbe stata quella di una Juventus operaia (poi ci vuole chi sappia scegliere gli operai, ma Carnevali lo sa fare), anzi operaissima, in mano a Conte, se l’incastro con la Nazionale non ci sarà potremmo magari vederla fra qualche mese.
La stagione orribile di Bastoni, pur con il suo terzo scudetto all’Inter, si sta concludendo con il coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria per prostituzione minorile che comunque vada a finire potrebbe essere la spinta decisiva per la cessione all’estero del difensore. Nel caso sarebbe interessante il come e il dove, perché nella gestione Marotta-Ausilio l’aspetto meno brillante è stato proprio quello delle cessioni: in questa era arrivata ormai a 8 stagioni più di 50 milioni sono stati ricavati soltanto da Lukaku, Hakimi, Onana e Icardi. Stiamo parlando di vendere, perché di svendere sono capaci tutti. Decisione difficile visto che un difensore affidabile è la cosa più difficile da trovare (lo prova anche la concorrenza per Solet) e che sono state lasciate andare riserve come De Vrij, Acerbi e Darmian, senza contare che sulla destra un successore di Dumfries già pronto rischia di costare quanto Bastoni. Certo è che il venir meno dei paletti UEFA non ha cambiato molto le logiche di una proprietà per caso e di una squadra difficile da migliorare senza metterci soldi veri: da qui il rinnovo del trentasettenne Mkhtaryan, appena annunciato, e forse qualche imbarazzata marcia indietro.
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