Patrick Kluivert ha deciso una finale di Champions che non aveva ancora 19 anni. Ha portato l'Ajax in vetta all'Europa dopo una lunghissima astinenza, ma poi altrove ha convinto solo a tratti. Forse condizionati da quella disastrosa stagione al Milan lo abbiamo trattato solamente come un bidone, anche se i gol li ha sempre fatti. Un buon attaccante, papà di Justin, che in campo sta avendo tutt'altro ruolo, quello di attaccante esterno.
In crisi al Milan
Oggi però parliamo di Patrick e di quell'Ajax, soprattutto. Quella banda di ragazzini, più qualche vecchia lenza tipo Blind e Rijkaard, condotta in panchina dal carismatico Louis Van Gaal riuscì nel 1995 a stupire l'Europa: cammino immacolato o quasi, il Milan di Capello sconfitto 1-0 in un'agonica finale. Gol di Kluivert a cinque minuti dalla fine, appena entrato, dopo un tentativo fallito di trappola del fuorigioco da parte dei rossoneri, tocco vincente in caduta: gran controllo di palla, agilità e forza fisica, tutto il repertorio in un'azione sola.
Kluivert pronto a conquistare il mondo? Più o meno. Di sicuro pronto a conquistare la Serie A, voluto proprio dal Milan nel 1997, due anni dopo, curiosamente con Capello in panchina. Capofila di un nuovo trio di olandesi con Bogarde e Davids, cercando di rinverdire gli antichi fasti di Rijkaard, Gullit e Van Basten. Non andrà esattamente così in una stagione disastrosa per i rossoneri, con Patrick pesce fuor d'acqua nonostante la condivisione del reparto con un Pallone d'Oro come George Weah.
Appena sei gol segnati in campionato, una valanga di errori anche goffi, qualche lampo in Coppa Italia, una maglia numero 9 sbiadita così come il contributo degli altri due oranje, anzi con Davids sbolognato alla Juventus dove trasformerà il volto della squadra bianconera.
Van Gaal mentore
Kluivert a Milano dura appena una stagione. Il tempo di cederlo al Barcellona dove ritrova il suo vero mentore, quel Louis Van Gaal che vuole trasformare i catalani in una succursale dell'Ajax come e più di quello che aveva fatto Johann Cruijff. LVG utilizza un blocco olandese, dai due De Boer a Zenden, fino a Cocu e appunto Kluivert. Preferisce rimanere a contatto con gente che parli la sua stessa lingua, non solo calcistica.
All'inizio i risultati sono dalla sua parte. Scudetto subito in Spagna, di nuovo valanghe di gol, saranno quasi 100 in sei stagioni al Barcellona. Il problema è che Van Gaal alla lunga rompe con tutti, Kluivert rimane anche dopo l'addio del tecnico olandese, quando arriva un altro suo connazionale, proprio quel Frank Rijkaard con cui aveva vinto la Champions ai tempi dell'Ajax.
Cerca nuova gloria al Newcastle, poi di nuovo in Spagna, al Valencia, e infine al Lille. Ma ormai il tempo è trascorso inesorabile.
Quel rigore sbagliato con l'Italia
Di Kluivert resta anche un buon ricordo a livello di nazionale. Per quasi un decennio nel giro dell'Olanda, nel bene e nel male. Curiosamente fuori in semifinale sia al Mondiale del 1998 che all'Europeo del 2000: nel primo caso giovane stella di una squadra debordante di talento, capace di mettere in difficoltà il Brasile di Ronaldo, nel secondo leader tecnico della sfortunata padrona di casa nel torneo buttato via contro l'Italia a un passo dalla finale.
Kluivert a Euro 2000 è capocannoniere, 5 gol di cui tre alla Jugoslavia, è inarrestabile, ma stecca sul più bello. Contro gli Azzurri infatti calcia sul palo un rigore che avrebbe indirizzato chiaramente la semifinale, destinata invece a passare alla storia per la nostra eroica resistenza in dieci, con Francesco Toldo saracinesca insuperabile. Un pomeriggio maledetto per Patrick e l'Olanda, beffata poi ai rigori.