Brasile, Germania, Olanda. La seconda giornata dei sedicesimi è stata vicina a produrre un tre su tre di grandi nazionali eliminate, ma Ancelotti grazie al gol di Martinelli nel finale ha raddrizzato la situazione, anche con merito perché nel secondo tempo la Selecão ha giocato a una porta sola, e così la faccia del fallimento è quella di Nagelsmann e Koeman, usciti ai rigori ma con un grado diverso di demerito. La Germania, fuori dalle prime sedici per il terzo Mondiale consecutivo, dopo quello vinto nel 2014 in Brasile, ha sempre avuto in mano il gioco anche se il Paraguay le ha concesso poco, mentre l’Olanda in certi momenti è stata surclassata dal Marocco, peraltro a tutti gli effetti una grande: esito dei rigori quindi rispettivamente ingiusto e giusto, vedendola nella prospettiva del dio del calcio. Vale però il solito discorso: trionfi e flop sono delle squadre, non dei movimenti. Diversamente l’Italia del 2021 sarebbe stata un modello da imitare, o la Germania di oggi tutta da buttare.
Un miliardo di articoli e servizi sul modello tedesco, su quanto sono intelligenti e bravi a programmare, per poi fare la grande scoperta che in campo si va in undici, massimo sedici (o diciassette), e che sull’episodio può sempre girare male: all’Europeo il fallo di mano di Cucurella, qui il gol annullato (secondo noi giustamente) a Tah. Germania sopravvalutata anche causa narrazione, da salvare Havertz, Wirtz e Undav fino a quando è stato una mezza sorpresa, in generale malino la difesa sia come difesa sia in costruzione. Questo non toglie che contro un Paraguay modesto e onesto il passaggio del turno fosse alla portata: impensabile comunque che questa Germania andasse oltre l'ottavo contro la Francia. Nagelsmann non ha reso squadra i tanti talenti, da Musiala e Sané, dalla personalità impalpabile, questa la vera unica colpa.
Che il Marocco abbia superato l’Olanda non è invece una sorpresa, mentre lo è senz’altro l’atteggiamento remissivo della squadra di Koeman, blindatasi con un difensore in più, Aké, e un cambio di modulo che avrà fatto rivoltare nella tomba Rinus Michels, con esclusione di Reijnders. Il risultato è stato un Marocco che è stato molto più pericoloso, pur scoprendosi poco, fino a quando con i cambi, soprattutto con l’inserimento di Weghorst, Koeman ha rimescolato tutto trovando il vantaggio, anche un po’ casuale, con Gakpo. Giustizia poi ha voluto che il Marocco dello straripante Hakimi riprendesse in extremis la partita, guadagnandosi un ottavo di finale contro un Canada fin qui modesto e probabilmente un quarto stellare contro la Francia, Svezia e Paraguay permettendo.
Si è salvato quindi soltanto Ancelotti, non per la sua proverbiale fortuna ma perché anche un Brasile lento è sembrato di un altro pianeta rispetto a un Giappone decimato da assenze e infortuni. Nel secondo tempo Ancelotti ha innescato Vinicius riportandolo largo e con l’entrata di Endrick proponendo un 4-2-4 che nella storia del Brasile qualche discreto risultato l’ha dato. Certo c'è bisogno che i due di centrocampo siano l'irrrinunciabile Casemiro e Bruno Guimaraes, fin qui forse il migliore insieme a Vinicius. Come c'è bisogno di un allenatore con la storia e lo status di Ancelotti per resistere alla tentazione di mettere Neymar per salvarsi quindi agli occhi di media e tifosi. Poi il Brasile senza il gol di Martinelli avrebbe forse rischiato, ma le differenze sono sembrate nette e tutti non vediamo l’ora che si giochino Brasile-Norvegia negli ottavi, Brasile-Inghilterra nei quarti, Brasile-Argentina in semifinale, Brasile-Francia in finale.
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