Il contratto di Cristian Chivu con l’Inter è stato prolungato fino al 2028 e la cosa non è mai stata in discussione, anche perché l’allenatore campione d’Italia non è che avesse Real Madrid o PSG alla porta. Per adesso anche dopo il Double è ancora percepito, ma soprattutto si percepisce, come un allenatore della casa, con tutti i pro e i contro della situazione. Comunque è diventato il terzo tecnico più pagato della Serie A, prendendo quasi la metà di Spalletti e Gasperini, il quarto se Allegri firmerà con il Napoli alle cifre che si pensano, il quinto se mancherà i bonus che gli permetterebbero di superare Amorim. Come nella NBA i soldi fanno status, ma al di là di questo Chivu si trova nella stessa situazione del Capello 1991-92 al Milan, lui senza nemmeno quelle poche esperienze extra-Inter di Chivu: con tanti complimenti un po’ falsi fatti da chi pensa che la macchina conti più del pilota.
Addio a Igor Protti, da quasi un anno distrutto da un tumore al colon e dalle relative terapie, capocannoniere in Serie A, B e C (solo Hubner nella storia ci è riuscito), ovviamente amatissimo a Bari e a Livorno ma un po’ meno da chi a metà anni Novanta avrebbe potuto offrigli una grande chance, anche in un calcio già pieno di stranieri pur con la sentenza Bosman che ancora non aveva prodotto i suoi effetti deleteri. Un calcio in cui comunque gli attaccanti italiani bravi non mancavano, ed è per questo che i Protti senza il marchio del predestinato potevano diventare protagonisti soltanto in provincia. L’unica vera occasione in un grande club fu alla Lazio 1996-97, ma Zeman lo vedeva poco e con Zoff andò un po’ meglio prima del passaggio a un Napoli ancora di Ferlaino ma lontanissimo dall’era Maradona e ancor più da quella di De Laurentiis, Nazionale sfiorata a Euro ’96, sarebbe potuto essere un giocatore da Sacchi ma un Sacchi gin precoce declino non lo capì. Ma Protti rimarrà lo stesso nei ricordi di tutti noi che mettevamo sullo stesso piano emotivo i bomber di categoria e le grandi stelle internazionali, cosa oggi inimmaginabile.
Come episodio più brutto del Mondiale 2026 è difficile che venga superato l’atroce fallo di Madibo su Ismail Koné, nella partita in cui il Canada ha conquistato la prima vittoria della sua storia a un Mondiale con un 6-0 merito anche della tripletta di David. Al 50', sul punteggio di 3-0 per il Canada, il centrocampista del Sassuolo dopo il fallo di Madibo è crollato a terra con la gamba sinistra spezzata all'altezza della caviglia. Frattura a tibia e perone della gamba sinistra non per un caso, come avviene spesso, ma per un intervento scomposto e cattivo, con il giocatore del Qatar espulso e una rissa di gruppo, davanti a Infantino e al premier canadese Carney, che per il Qatar non è una novità come sono una novità i falli al limite e oltre. Un discorso ampio, che riguarda una cultura del fair play (anche finto, l’importante è che nessuno si faccia male) sportivo totalmente mancante in molti paesi.
Per Giovanni Malagò nuovo presidente FIGC non ci sono più ostacoli. L’agenzia anticorruzione ha risposto alla richiesta di chiarimenti fatta dal ministro Abodi e la risposta è stata netta: nessun ostacolo per un presidente del CONI che voglia correre per la presidenza della FIGC. Una sconfitta per Abodi ma anche per alcune correnti della FIGC che avrebbero preferito Abete. Lunedì a meno di terremoti Malagò presidente della federazione e in tempi brevi nomina di Roberto Mancini a nuovo commissario tecnico della Nazionale. Da sottolineare il ritrovato buon rapporto fra Gravina, che rimane vicepresidente UEFA, e Malagò: ma se le grandi riforme non le ha fatte un presidente che aveva quasi l’unanimità, e davvero le avrebbe volute fare (da A e B ridotte fino all’abolizione della C), è difficile che le possa portare avanti uno con una maggioranza modesta. Per tutto il resto, arbitri compresi (entro fine luglio archiviazione o rinvio a giudizio per la presunta Arbitropoli), ci si rivede dopo l’estate.
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