La prima partita del Mondiale 2026, dopo una cerimonia inaugurale finalmente sobria, entrerà giusto nella storia dei quiz, come partita inaugurale con il maggior numero di espulsi: tre, per opera dell’ipertecnologico e iperfiscale brasiliano Wilton Pereira Sampaio. La squadra di Aguirre, alla sua terza incarnazione (e terzo Mondiale, da sommare a quello da giocatore proprio in Messico 40 anni fa) come c.t. messicano, al di là del 2-0 è sembrata di un’altra categoria contro un Sudafrica lentissimo e anche scarso nella costruzione dal basso, candidato unico al quarto posto nel girone. Gli 80.000 dell’Azteca hanno avuto l’entrata in scena che volevano, senza bisogno di partite del secolo. Molto più emozionante è stato il 2-1 della Corea del Sud sulla Repubblica Ceca, classica partita dagli highlights ingannevoli. A Guadalajara la Corea ha dominato, prima e dopo essere andata in svantaggio per il gran colpo di testa di Krejci sulla super-rimessa laterale di Coufal.
La narrazione dominante è che il Mondiale non interessi a nessuno. Ma non ditelo ai 4.758.000 italiani che hanno seguito Messico-Sudafrica sulla RAI, da sommarsi a quelli di DAZN. Certo la metà rispetto al Brasile-Croazia 2014, se parliamo di partite inaugurali, ma più dell’ugualmente triste, ai nostri occhi di italiani, Qatar-Ecuador del 2022 e molto di più (circa un milioni di più) rispetto allo stesso Messico-Sudafrica 2010. Senza dimenticare che tutti sanno che quella di ieri era solo una delle 104 partite e che nessuno vuole esagerare, per non farsi trovare esausto ai sedicesimi di finale, cioè il vero inizio del torneo. Ma il popolo di Messico-Sudafrica merita comunque rispetto, fuori dalle logiche del tifo che diamo per scontate.
Fra i record negativi di questo Mondiale c’è di sicuro il numero dei quarantenni fra i convocati, ben sette: dai mediatici Cristiano Ronaldo, Modric, Dzeko, Neuer e Ochoa ai più defilati Gordon e Vozinha. Tre giocatori di movimento (finora l’unico ultraquarantenne di movimento, relativo, della storia mondiale era stato Milla) e quattro portieri, quindi, anche se a fare impressione è soprattutto la schiera degli over 35 capitanata da Messi e Nagatomo. Crioterapia e simili, rose a 26, 5 sostituzioni, altro ancora? Certo, copincolliamo da tanti editoriali sulla Serie A, che tanti vecchi stiano ancora dignitosamente in campo è per uno sport un segnale allarmante.
Adesso l’uscita di Damien Comolli dalla Juventus è ufficiale, così come ufficiale è la nomina di Giovanni Carnevali nuovo amministratore delegato. La separazione da Comolli costerà meno di 2 milioni di euro, fra buonuscita e rinuncia alla restituzione del bonus alla firma, mentre gli errori del manager francese sono costati moltissimo di più anche se ne ha ereditati tanti di quelli del passato. Nel momento del tiro a Comolli, fino a due giorni fa grande condottiero, va ribadito che si tratta di un dirigente valido come validi erano/sono Manna, Giuntoli e ovviamente Carnevali. Il punto è che un allenatore di valore può risollevare una squadra depressa in poche settimane, mentre un dirigente ha bisogno di un orizzonte di almeno due anni, per essere credibile con i suoi interlocutori. Cambiare sempre è comunque sbagliato. Detto questo, Carnevali è perfetto per questa era della Juventus con investimenti limitati, situazione non ancora ben compresa da Spalletti. Facile il paragone con l’amico (ne è stato allievo e testimone di nozze) Marotta, facile anche trovare le differenze: mentre Marotta gestisce la società nel suo complesso, era così anche alla Juventus, Carnevali pur essendo ben dentro la politica sportiva è più centrato sui giocatori e sulle plusvalenze, e del resto l’elenco di cessioni del Sassuolo a prezzi pazzeschi è lunghissimo, Scamacca, Locatelli, Frattesi, Raspadori, Traoré, Sensi, Boga, Politano, Demiral, Zaza…Certo chi si aspetta che Carnevali dia alla famiglia Vlahovic i soldi che chiede rimarrà deluso.
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