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Il Carnevali di Elkann

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© Getty Images
Le dimissioni di Comolli, la formula del Mondiale e l'Italia mai in corsa

La convivenza fra Comolli e Spalletti è durata pochissimo e per la Juventus è un bene, visto che la chiarezza è arrivata prima dell’inizio della stagione. Comolli si dimetterà dall'incarico di amministratore delegato della Juventus, che lo sostituirà con Giovanni Carnevali che quindi fa il grande salto dopo 12 anni quasi sempre brillanti alla guida del Sassuolo. La decisione di Elkann, anche se formalmente quelle del dirigente francese saranno dimissioni, è arrivata un po’ a sorpresa pensando al passato (Marotta, scelta di Elkann per controllare il cugino, confermato dopo una stagione 2010-2011 disastrosa) ma anche a un presente pieno di attestazioni di fiducia pubbliche e private, al punto che il più in pericolo fra i due antipatizzanti (reciproci) sembrava Spalletti. Di sicuro Comolli ha aggiunto i suoi errori ai tanti delle dirigenze precedenti, così come è sicuro che con Carnevali e il suo staff il club avrà il sesto assetto dirigenziale diverso in cinque anni, con il ruolo di uomo forte della parte sportiva passato nel 2021 da Paratici alla coppia Arrivabene-Cherubini e da loro, dopo l’addio di Andrea Agnelli nel gennaio 2023, prima a Manna, poi a Giuntoli, a Comolli e adesso a Carnevali. In quasi tutti i casi persone valide, quindi è del tutto evidente che il problema principale sono i padroni, adesso oltretutto impossibilitati a spendere.

Comincia il Mondiale più lungo della storia, cinque settimane e mezzo imposte dalla formula monstre a 48 squadre. Il cui problema non è tanto il numero di nazionali, che comunque crea inflazione e rende impossibile la vita all’appassionato, quando la formula che abbandonando l’idea di partenza, 16 gironi da 3 squadre, le prime 2 qualificate ai sedicesimi, ha virato sul numero minimo di partite da far rimanere 3 e quindi sull’orrido ripescaggio delle terze, di cui non si sentiva parlare da USA ’94, che può falsare il tabellone e nella migliore delle ipotesi rende meno interessanti le partite di gironi in cui per le squadre di medio livello farsi eliminare è quasi impossibile. Prima di scrivere il temino 'Il Mondiale più brutto della storia' comunque aspettiamo, perché questa idea ha dimostrato in quasi un secolo di essere più forte di chi l'ha manipolata.

L’Italia non ha mai avuto una sola possibilità di essere ripescata per il Mondiale, in caso di assenza dell’Iran o di altri. Il Guerin Sportivo lo scrive da tre mesi, nonostante il regolamento permettesse almeno di sognare, ieri lo ha ribadito per la millesima volta Gianni Infantino. Che non è certo anti-italiano, anzi persone a lui vicine dicono che sull’onda della delusione di Zenica nel 2030 vorrebbe introdurre qualche posto alla fase finale assegnato per ranking FIFA (non ripescaggi, quindi, ma proprio posti a prescindere), ma è un politico e non avrebbe mai tolto un posto alla confederazione asiatica, con o senza Iran. E politico lo è anche Gravina, che mai ha pensato al piano B di una Nazionale recuperata dalle vacanze, con chissà quale commissario tecnico. Ammettiamo però che qualche settimana di intemerate di Baldini contro smartphone e playstation, nel nome dei molto presunti valori di una volta, ci avrebbe entusiasmato. 

stefano@indiscreto.net