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La differenza fra Napoli e Besiktas, l'Australia di Circati e il saccheggio della Francia

Al Besiktas guadagnerà più del doppio rispetto a quanto prendeva al Bologna, circa 6 milioni netti a stagione contro 3, ma in una logica di carriera non si può dire che Vincenzo Italiano ci abbia guadagnato in questa sua prima esperienza all’estero (dove fino a due settimane fa diceva di non voler andare). Perché si riteneva già l’allenatore del Napoli, soluzione voluta da De Laurentiis e ancora più fortemente da lui che addirittura aveva accettato un ingaggio inferiore a quello di un Bologna da cui si stava svincolando. Le cose non sono andate così per ragioni evidenti, cioè che Manna ha preferito Allegri e il presidente ha evitato di delegittimare il direttore sportivo, e in Italia ad alto livello è rimasto poco: il Milan cerca uno straniero, per l’esonero di Spalletti alla Juventus è presto. Guiderà una squadra che parte dai preliminari di Europa League, fuori dai radar mediatici che contano ma comunque con un pubblico molto partecipe, visto che come gli altri grandi club turchi ha un’azionariato diffuso, un po’ diverso dal modello di Real Madrid e Barcellona ma che comunque garantisce risorse. Caso strano di allenatore che ad ogni livello, dalla Serie D alla Serie A, ha fatto benissimo, ma a 49 anni non è stato ritenuto degno del grande salto. Strano? Il suo procuratore si chiama Francesco Caliandro, non Jorge Mendes. 

Mentre ci avviciniamo all’amichevole con la Grecia contiamo i giocatori italiani al Mondiale. Facile. Uno solo, Alessandro Circati, italianissimo di famiglia (è nato a Fidenza da genitori entrambi italiani: il padre Gianfranco, anche lui difensore, sfiorò la Serie A con il Parma di Scala), al Parma da quando ha 18 anni e reduce da un’ottima stagione da titolare: se tre anni fa prima di esordire con la nazionale maggiore australiana (ma fino ai 21 anni, e con un massimo di 3 presenze, avrebbe potuto cambiare idea) avesse scelto l’Italia sarebbe senz’altro stato fra i convocati di Baldini per Lussemburgo e Grecia, non vogliamo dire di Conte o Mancini per il 2030 anche se non ci sono tanti difensori centrali giovani che siano forti come lui. Ma essendo cresciuto come ragazzo e come calciatore a Perth ha preferito l’Australia: ci sta, come ci sta che un’anima divisa in due abbia scelto la situazione con la maggiori possibilità di diventare titolare e di giocarli sempre, i Mondiali. 

Al di là dei motivi Circati ha fatto la scelta giusta, perché se parliamo di calcio dovrebbe contare l’appartenenza sportiva a un movimento (e lui in questo senso è australiano al 100%) e non un pezzo di carta. Chissà se è stata genuina la scelta di tutti i 289 giocatori che al Mondiale rappresenteranno un paese diverso da quello in cui sono nati, un record assoluto che dovrebbe indurre la FIFA a scrivere meglio le sue regole, privilegiando la formazione calcistica. La squadra più saccheggiata è la Francia, con 76 giocatori nati sul suo territorio che giocano per altre nazionali, seguita dall’Olanda Paesi con 40 (anche se il caso Curaçao, che è un territorio olandese, è particolarissimo), dall'Inghilterra con 24 e dalla Germania con 22. Quale credibilità hanno la Repubblica Democratica del Congo (20 nati all’estero), il Marocco (19), la Bosnia (17), l'Algeria e Haiti (16?)? Certo il terzomondismo, unito all conta dei voti, impedisce all'Europa di protestare. Nessuno ha comunque saccheggiato l'Italia: dei convocati mondiali oltre a Circati soltanto Marcus Thuram e Giuliano Simeone sono nati da noi. Qualcosa vorrà dire, mentre sta per ripartire il po-po-po per le medagliette. 

stefano@indiscreto.net