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Il fallimento di Allegri

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© LAPRESSE
Un Milan da Europa League, il progetto di Fabregas, l'ultima di Vlahovic, il saluto di Conte e la quarta salvezza del Lecce

Per la rubrica 'L'angolo del risultatista' possiamo dire che in una partita il Milan ha trasformato una stagione con l’obbiettivo minimo raggiunto, al di là del gioco espresso dalla squadra di Allegri, in una stagione fallimentare anche perché centrata solo sul campionato, senza coppe europee di mezzo. La prestazione contro un Cagliari già salvo è stata quella di una squadra vuota, molto inferiore alla somma del valore dei suoi singoli. Diversamente dopo il gol di Saelemaekers in apertura la partita sarebbe stata una passeggiata, rimandando a oggi tutti i discorsi societari, ormai diventati un gigantesco alibi (anche e soprattutto per Allegri), come se Fofana e Rabiot, per citare due fra i migliori della stagione, fossero turbati per il futuro di Furlani e Tare. Per il risultatista Allegri bisogna partire proprio dai risultati, perché a metà marzo prima della partita con la Lazio il Milan aveva la possibilità di portarsi a meno 5 dall’Inter e in ogni caso aveva 9 punti di vantaggio su Roma a Como all’epoca quinte. Diventato impossibile lo scudetto, la squadra ha mollato: nelle ultime 10 partite 6 sconfitte, 2 vittorie e 2 pareggi, sempre pensando (e lo pensavamo tutti) che il terzo posto fosse blindato. Ancora ieri Cardinale parlando del futuro con Ibrahimovic e Moncada prima della partita non si aspettava che questo futuro fosse senza Champions: il problema non è la proprietà, perché ormai quasi tutte le proprietà sono straniere e lontane, ma la loro capacità di scegliere dirigenti decenti. Per questo della dirigenza attuale dovrebbero rimanere in pochi, forse il solo Scaroni che di fatto è soltanto il guardiano dell'operazione stadio: impossibile vendere certezze su quelle che saranno decisioni di Cardinale, prese anche in base alle alternative (richiamare Maldini, la scelta più intelligente, gli farebbe più male dell'Europa League). Poi si può anche discutere Allegri, che non ha costruito niente e il cui anno residuo di contratto ha pochissime possibilità di essere onorato in Europa League.   

Abbiamo diversi mesi davanti per celebrare il Como, qualificato alla Champions League senza aver mai giocato una partita in Europa, ma una cosa la dobbiamo dire subito: la squadra di Fabregas ha compiuto un’impresa storica, basata sulla sua fase difensiva e sulla qualità di una rosa costruita spendendo con competenza. Primo club per spese in cartellini negli ultimi due anni, acquisti e cessioni, allo stato attuale undicesimo per monte ingaggi lordo. Bravissimi, per un progetto portato avanti con coerenza e buone possibilità di recuperare i soldi spesi dagli Hartono: il miracolo non è avere fatto bene con una rosa di questo livello, ma essere in Champions davanti (e dietro) a club con maggiore peso politico, sostegno mediatico e milioni di tifosi che fanno la differenza. La strada per diventare un’Atalanta, sia pure con pochi tifosi, è questa, comprendendo nel discorso un settore giovanile che fra poco permetterà di schierare qualche italiano.

La mestizia del derby di Torino non ha ovviamente ragioni solo sportive. Negli scontri prepartita non c’è stato il morto, ma ci siamo andati vicini e la contrattazione con gli ultras per l’inizio della partita avrà fatto felice soltanto chi rimpiange il presunto bel calcio italiano di una volta, quello pieno di valori. La partita iniziata un’ora dopo non ha falsato il campionato e verrà presto dimenticata, anche dai tifosi del Torino ormai imprigionati nella logica del ‘tanto peggio tanto meglio’ pur di liberarsi di Cairo. Quanto alla Juventus, impossibile aggiungere qualcosa ad una settimana di analisi di un fallimento che porta il nome John e il cognome Elkann, con Comolli e Spalletti che paradossalmente meritano una seconda chance più del loro padrone. Peggior risultato della Juventus da 15 anni a questa parte, con Delneri in panchina e al comando Agnelli e Marotta, che negli anni successivi qualcosa di buono l’avrebbero poi fatto. Ma questa è storia come rischia di essere storia Vlahovic, quel centravanti che tutti cercano sul mercato e che la Juventus rischia di perdere senza un vero perché, considerando i costi totali di una sua alternativa di pari livello, ammesso di trovarla. 

Conte ha salutato Napoli con un secondo posto e con il solito esaurimento di energie psicofisiche: sue, dei giocatori, dell’ambiente. Tutti sembrano sollevati, in un clima da ultimo giorno di scuola quando si saluta per sempre il professore severo. Questo è Conte e i risultati, nei campionati nazionali, gli hanno quasi sempre dato ragione. Diversamente che in altre situazioni questa volta il rapporto si è chiuso bene, visto che sia lui sia De Laurentiis pensavano di avere un futuro già sicuro. Ma così ancora non è, anzi almeno una clamorosa porta in faccia si sta materializzando.

La quarta salvezza di fila del Lecce è anche la prima situazione in carriera in cui Di Francesco ha avuto un po' di fortuna, forse perché il diretto concorrente era Giampaolo: comunque una bella soddisfazione per un ex predestinato che veniva da due retrocessioni consecutive all'ultima giornata, sulla panchina di Frosinone e Venezia. Da non dimenticare che sulla carta il club di Sticchi Damiani e Corvino era il principale candidato alla retrocessione e che i giudizi vanno dati in base agli obbiettivi e alle possibilità. 

stefano@indiscreto.net