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© Getty Images
La classe media dell'Aston Villa, il mercato di Farioli e e la delusione di Palermo

L’Europa League, la coppa della classe media, è andata alla fine a un purissimo prodotto della classe media inglese, un Aston Villa che sulla carta per valore della rosa è ben dietro le sei grandi più o meno in crisi e dello stesso livello dei vari Forest, Newcastle, Crystal Palace, Bournemouth, eccetera. Insomma, la squadra dello specialista (quinta vittoria, con tre squadre diverse) Emery in Premier League potrebbe arrivare decima senza destare scandalo e invece l’anno prossimo giocherà in Champions League grazie a questo trionfo, ma anche grazie alla sua posizione in campionato. È la stessa squadra in cui a gennaio Malen, dominatore nel girone di ritorno della Serie A, a 27 anni faceva panchina, panchina vera, dietro a Rogers e soprattutto a Watkins. Comunque una squadra di livello non tanto differente da quella che 44 anni fa a Rotterdam conquistò la Coppa dei Campioni, un anno dopo uno scudetto improbabile quasi a livello Leicester di Ranieri, con tutto il rispetto per icone come Withe, Cowans, Morley, Bremner, Mortimer e soprattutto Gary Shaw, il Bravo ’82 del Guerin Sportivo, che in una squadra meravigliosamente tutta britannica (fra i titolari 8 inglesi e 3 scozzesi) spiccava per essere l’unico nativo di una Birmingham ben diversa da quella di oggi. 

Mentre scriviamo queste righe Francesco Farioli non ha davanti alla sua porta la coda di club italiani che vogliano ripartire da un allenatore giovane, già di grande esperienza internazionale e anche italiano, come gli Spalletti, gli Allegri, i Conte e i Sarri che avrebbero l’età per essere suo padre. Vorrà dire che Farioli, fresco campione con il Porto a un anno dal suicidio con l’Ajax che tuttora nessuno sa spiegare, dopo un’altra stagione al Porto diventerà beneficiario di un megacontratto ‘da progetto’ in Premier League e noi dibatteremo sul tema risultatisti-giochisti. Farioli non ha inventato il 4-3-3, né i laterali che si accentrano (ne parlavamo anche a proposito di Arteta), né il pressing portato all'istante sui passaggi all’indietro degli avversari, ma è risultato credibile in squadre di grande tradizione e quindi una chance la meriterebbe. Fra l’altro la cura della fase difensiva è per lui fondamentale, potrebbe soddisfare anche quelli del genere “Il calcio italiano è quello tatticamente più difficile”. E quindi? Farioli è assistito da un'agenzia internazionale, la francese Sport Cover, presente sul mercato italiano (ha le procure dei fratelli Thuram e di Boga, per dire) ma rispetto ad altre meno inserita in certi meccanismi. 

Perché in quattro anni di CFC, insomma il gruppo del Manchester City e di tanto altro, entrato in scena dopo la promozione in B, il Palermo non ha ancora conquistato la Serie A? Domanda che ci poniamo il giorno dopo la partita ad altissima tensione (eufemismo) del Barbera, tensione in campo e in tribuna, una partita che nonostante il 2-0 ha mandato alla finale il Catanzaro di Aquilani e a casa la squadra di Pippo Inzaghi. Nostra risposta sintetica: in quattro stagioni cinque allenatori (Baldini, Corini, Mignani, Dionisi, Inzaghi) e quattro direttori sportivi (Castagnini, Rinaudo, De Sanctis e adesso Osti, la cui continuità non a caso ha dato i risultati migliori), un caos che ammazzerebbe qualsiasi progetto. Il tutto con input contraddittori dai vertici, prima il club di sviluppo e adesso l’obbiettivo Serie A che per la quinta città italiana sarebbe anche logico. In ogni caso il monte ingaggi del Palermo, circa 30 milioni per giocatori e tecnici, è il secondo della B dietro il Monza ed è il triplo di quello del Palermo. C’è chi è più bravo e chi lo è meno, non sono tutti fenomeni. 

stefano@indiscreto.net