L’unica soddisfazione stagionale per i tifosi della Fiorentina sarà buttare fuori la Juventus dalla Champions League, a meno di ribaltoni clamorosi nell’ultima giornata. Lo 0-2 allo Stadium dice che il futuro della squadra di Spalletti dipende dai risultati di Milan (con il Cagliari a San Siro) e Roma (a Verona), avanti di due punti, e Como (in trasferta a Cremona), sempre poi che venga battuto il Torino nel derby. Ma almeno in teoria tutto può cambiare e I processi possono essere rimandati di una settimana. Al momento però si sta profilando una stagione simile a quella di Delneri, la prima con Marotta al comando e Agnelli presidente: l’unica linea difensiva di Comolli può giusto essere questo precedente storico, ricordando (e pochi lo fanno) che Marotta fu una scelta di John Elkann, da cui una cortese freddezza con Agnelli durata otto stagioni quasi tutte vincenti e i saluti con Cristiano Ronaldo appena arrivato. Cacciando Comolli, oggettivo colpevole di una squadra costruita in maniera pessima, al netto anche dei casi ereditati dal passato, come la gestione del contratto di Vlahovic e alcuni imminenti e rovinosi rientri dai prestiti (Douglas Luiz, Rugani, Arthur, Nico Gonzalez, Joao Mario), Elkann darebbe dell’incapace anche a sé stesso, per questo è probabile che il dirigente francese abbia una seconda chance. E Spalletti? Il frettoloso prolungamento fino al 2028, quando l'ex commissario tecnico non aveva certo la fila alla porta, rimane inspiegabile.
Gerry Cardinale darà una seconda chance anche a Ibrahimovic, forse con una carica operativa per evitare gli equivoci delle ultime due stagioni. Di sicuro in chiave Champions ha portato bene al Milan con il blitz a Marassi, un Milan che non vedeva del vivo da quasi due anni, dalla famosa partita dell’ammutinamento di Theo Hernandez e Leao contro Fonseca. Crediamo meno ai discorsi motivazionali, perché se bastassero quelli tutti vincerebbero, rispetto all’ingaggio di bravi dirigenti. Ma fra quelli del Milan l’unico senza protezioni, palesi o occulte, è Tare (Nkunku e Athekame, ieri decisivi, sono state sue scelte forti a differenza di altri acquisti). A Genova vittoria allegriana con partita allegriana, soprattutto nel primo tempo, di pura sofferenza per uscire alla distanza: la qualificazione Champions un bel modo per dirsi addio, perché Allegri sa stare fermo e non ha bisogno di mezze promesse di latri club (o della FIGC) per lasciare situazioni che non gli piacciono.
Il gol di Stulic, dopo una serie incredibile di occasioni fallite dal Sassuolo, sarà probabilmente quello che regalerà al Lecce un altro anno di Serie A, ma la Cremonese ha ancora la speranza del sorpasso all'ultima giornata (però gioca contro un Como motivatissimo, oltre che superiore) o almeno dello spareggio per decidere chi accompagnerà in B Verona e Pisa. Di Francesco e Giampaolo vengono spesso associati nei discorsi sugli allenatori perdenti di cui però si parla sempre bene, ma prima di sapere chi retrocederà. e quindi di pontificare in base al dio risultato, dobbiamo dire che in proporzione alla rosa a disposizione il lavoro di Di Francesco è stato superiore, soprattutto sulla fase difensiva (Tiago Gabriel MVP di stagione e da grande club subito) e gli ha permesso di rimanere nella lotta pur con un rendimento scadente (capocannonieri Stulic e Banda con... 4 gol) degli attaccanti.
Il contratto fino al 2030 del contratto di Ancelotti con il Brasile è qualcosa di clamoroso. Prima di tutto perché nessun essere umano sarebbe in grado di resistere a un fallimento mondiale sulla panchina del Brasile: magari Ancelotti lo vincerà, il Mondiale, è fra i favoriti per riuscirci, ma nessuno conosce il futuro. Perché allora la CBF ha sentito il bisogno di blindarlo fino al 2030, quando Ancelotti avrà 71 anni? I soldi non sono stati un fattore: con i suoi 10 milioni di euro netti a stagione Ancelotti era già il commissario tecnico più pagato del mondo e, va detto, erano gli stessi soldi del Real Madrid. Hanno inciso tanto le voci (secondo noi infondate) che volevano Ancelotti la vera carta coperta di Malagò presidente della FIGC, con un super-ruolo da direttore tecnico del calcio italiano e selezionatore: di sicuro è incredibile che un grandissimo allenatore, con pregi e difetti come tutti, ma considerato quasi all’unanimità il numero uno del mondo nelle partite senza domani, non sia mai stato preso in considerazione in nessuna era geologica della FIGC. Va detto che Ancelotti ha sempre preferito il certo all’incerto, pensando anche ai suoi familiari (il figlio Davide fa il vice nel Brasile, dopo il fallimento al Botafogo, il genero Mino Fulco è come al solito il preparatore atletico), senza aspettare l’incastro azzurro giusto: è andata così anche a questo giro, peccato. Chissà come racconterà queste vicende Paolo Sorrentino, nel docufilm su Ancelotti appena annunciato.
Ancelotti al Mondiale non troverà l’Italia e sembra ridicolo doverlo precisare a un mese e mezzo dal disastro di Zenica. Ma alla dura legge del click, come del resto a quella del gol, non si scappa e sabato chi aveva i titoli pronti è rimasto deluso visto che il segretario generale della FIFA, Grafstrom a Istanbul dopo avere incontrato i dirigenti iraniani ha ribadito che Infantino risolverà ogni problema di visti e di sicurezza. La banale verità è che l’Iran al Mondiale serve a tutti: al governo iraniano per affremare la propria esistenza, a Trump per mostrare la grandezza dell’America, a Infantino per il Nobel per la Pace, sogno poco proibito dell’uomo meno amato da Platini.
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