Allegri e a maggior ragione Tare saluteranno il Milan dopo le partite con Genoa e Cagliari, a prescindere da chi Malagò sceglierà come nuovo commissario tecnico della Nazionale. Nelle vicende interne del Milan la cosa notevole non è questa, perché la stagione rossonera considerata l’assenza dall’Europa può essere considerata discreta con la qualificazione Champions e pessima senza, ma il ritorno in auge di Ibrahimovic, uno degli advisor che le proprietà straniere spesso si inventano e che finora hanno fatto soltanto danni, da Ranieri in giù, visto che nella migliore delle ipotesi danno fastidio ai dirigenti operativi e agli allenatori. Un ritorno di Ibrahimovic ben raccontato da Monica Colombo sul Corriere della Sera, preceduto da contatti diretti con i giocatori, da Fofana a Leão, che hanno delegittimato Allegri agli occhi loro e dei compagni. Ci sentiamo di aggiungere che nonostante i frequenti litigi anche ai tempi della loro prima vita milanista insieme (con uno scudetto vinto e uno sfiorato), l’uomo di mondo Allegri mai ha posto veti su Ibrahimovic, e chi lo conosce bene lo sa, mentre l’antipatia è quasi tutta in direzione contraria. Un anno a occuparsi delle sue attività e a fare danni a Milan Futuro, per essere adesso di nuovo frontman e magari pontiere di una improbabilissima riconciliazione Cardinale-Maldini, che sarebbe per il Milan la soluzione migliore ma che è quotata meno di D'Amico o addirittura di Paratici, vero pallino di Cardinale, nonostante il lavoro appena iniziato alla Fiorentina.
Il balletto sugli orari della penultima giornata di campionato, adesso che sembra finito con le cinque partite da zona Champions fissate per domenica alle 12, non è stato soltanto un incrocio di incompetenza fra la Lega e chi deve garantire l’ordine pubblico, ma anche una questione politica. La solita, più volte raccontata sul Guerino: il Governo vuole commissariare la FIGC, che peraltro con i calendari c’entra zero, ma non trova un pretesto che giuridicamente stia in piedi, in ogni caso Abodi non vuole Malagò presidente, e trova ogni occasione per dare picconate alla credibilità di un calcio già di suo poco credibile. Anche a questo giro è andata male, ma il 22 giugno è lontano e Abete, candidatosi ufficialmente, non darebbe fastidio… Significativo, in ogni caso, è che con Malagò o Abete presidenti il consiglio federale rimarrà esattamente lo stesso, con gli stessi 21 membri che nemmeno per un secondo hanno pensato di dimettersi insieme a Gravina, anzi molti hanno provato a farlo rimanere.
Ci siamo ridotti a osservare le convocazioni mondiali degli altri, trovando ‘italiani’ ed ex dappertutto. Interessanti quelle del Giappone, con il portiere del Parma Suzuki, l’ex difensore del Bologna Tomyiasu, ora all’Ajax, l’ex laziale Kamada, ora al Crystal Palace, e addirittura Yuto Nagatomo, 40 anni, ex Cesena e soprattutto Inter (per sette stagioni e mezzo), che Moryiasu già l’anno scorso aveva fatto rientrare nel giro della nazionale. Fra l’altro Nagatomo insieme alle due riserve di Suzuki è uno dei 3 giocatori su 26 a giocare in Giappone, èd il vecchio di una squadra piena di giocatori di fascia europea medio-alta, da Kubo a Ito, da Doan a Sano. Insomma, al di là dei calciatori affermati tipo Donnarumma, Tonali o Calafiori per emergere si può anche giocare all’estero e non è uno scandalo che i vari Reggiani, Inacio, Natali, Della Rovere, eccetera, stiano facendo la loro carriera lontani dalla Serie A.
Significativi i numeri della finale di Coppa Italia fra Inter e Lazio: la finale di Coppa Italia con il più alto incasso di sempre, con i 68.729 paganti che hanno portato 5,63 milioni di euro, ma anche quella con il peggior ascolto televisivo degli ultimi 16 anni. Cosa vuole dire? Azzardiamo: si stanno chiedendo più soldi sempre alle stesse persone, anche se non è vero che il calcio interessa meno rispetto a presunti bei tempi. Siamo vicini al cinquantenario dello scudetto del Torino: ebbene, in quella stagione la media spettatori a partita, oltretutto in stadi con una capienza superiore, fu di 32.177 a partita. In un mondo in cui in televisione si vedeva quasi niente. Nel 2025-26 siamo, a due turni dalla fine, a 31.563 in un mondo in cui in televisione o su computer-smartphone-tablet si può vedere tutto più comodamente e con meno costi. Insomma, il problema della Coppa Italia è fondamentalmente la Coppa Italia anche se un altro incrocio in finale avrebbe prodotto risultati migliori.
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