Richiedere le dimissioni di Giorgio Furlani da AD di AC Milan. Questo il nome di una petizione di e per tifosi rossoneri (immaginiamo) su Change.org, che mentre stiamo scrivendo queste righe ha raccolto 33.961 firme. Una protesta non da ultras (seguono altre logiche) che si salda al futuro incerto di Tare e Allegri, loro fino a prova contraria uomini di calcio, e in generale a un’insofferenza in tante tifoserie per proprietà lontane e per i loro trombettieri mediatici italiani, sventolatori di bilanci ed educatori delle masse. Il modello tedesco non è sportivo, visto che ha prodotto un centravanti della nazionale come Fullkrug, a organizzativo: i club devono fare capo a persone fisiche o, in pochi casi, ad aziende vere, radicate sul territorio. Tutto questo c’entra poco con il vincere o il non vincere, basti pensare all’Inter di Oaktree o allo stesso Milan di Elliott, senza contare il fatto che il Milan attuale raggiungendo la Champions avrebbe fatto almeno il suo: il sospetto è che in caso di scudetto almeno metà di quei 33.961 avrebbe eretto una statua equestre in onore di Cardinale e Furlani.
A proposito di americani, il neopromosso Venezia è appena passato dal controllo di Niederauer a quello di Tim Leiweke e della figlia Francesca Bodie (Bodie è il cognoe del marito), che sarà il nuovo presidente del club. Farà notizia quasi come Drake perché donna, una rarità in Serie A e, bisogna dirlo anche se è antipatico, sempre per merito del padre, da Rosella Sensi a Francesca Menarini. Questo non toglie che la Bodie sia una dirigente ormai di lungo corso nel campo dello sport e dell’impiantistica sportiva, e che suo padre sia convinto di guadagnare dove Niederauer ha chiuso dopo sei anni in sostanziale pareggio, rimanendo adesso azionista di minoranza. Le parole d’ordine sono sempre le stesse: crescita del brand, fan experience, nuovo stadio. Cosa dire? Almeno Venezia è conosciuta nel ondo.
L’esterofilia è una brutta bestia e noi non l’abbiamo domata: a questo giro non possiamo celebrare l’intensità di Simeone, la sua però ‘moderna’ e non come quella di Cagni, e allora lo facciamo con i calci di rinvio sbagliati apposta da Safonov, non normalissimo calcio-fogna per spezzare il ritmo agli avversari ma ‘intelligenza’ di Luis Enrique in questo momento miglior allenatore del mondo. Stiamo un po' scherzando, ma Walter Sabatini era serio quando nel 2011 lo impose nella Roma da poco americana, con Luis Enrique che nel curriculum aveva soltanto il Barcellona B. Andò male, ma con il senno di poi si sarebbe dovuto insistere (comunque a fine stagione fu lui ad andarsene, nonostante avesse ancora il contratto). Poche stagioni italiane come questa che sta terminando hanno dimostrato che i bravi dirigenti sono più rari dei bravi allenatori.
Addio prematuro a Nicola Colombo, a soli 58 anni. Industriale, figlio di Felice Colombo (il presidente del Milan della stella, tuttora vivo), Colombo è stato il salvatore del Monza nel 2015, comprandolo all’asta fallimentare e ripartendo dalla Serie D, riportandolo fra i professionisti prima dell’arrivo, nel 2018, di Galliani con i soldi di Berlusconi e il cambio di scenario, con la Serie A e tutto il resto, compreso l’arrivo degli americani di Beckett Layne l’anno scorso (oggi la Fininvest ha il 20%) e l’obbiettivo di tornarci subito, in Serie A. Ma nulla di tutto uesto sarebbe stato possibile con una società scoparsa. Certo, per parafrasare un Pesaola d'annata, il Como gli ha rubato l'idea.
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