Un’altra rimonta contro il Como, con Calhanoglu trascinatore, ha dato all’Inter la finale di Coppa Italia ed è significativo che questo sia avvenuto con in campo, dall’inizio o a partita in corso, tutti i cinque acquisti estivi, il vero problema della stagione nerazzurra visto che dei cinque soltanto Akanji, che ha trent’anni ed era impossibile da sbagliare, ha fatto il suo. Contro la squadra di Fabregas decisivo è stato Sucic con due assist e il gol della vittoria, Diouf nell’ultima mezzora ha fatto buone cose sulla fascia destra, Bonny e Luis Enrique sono stati senza infamia e soprattutto senza lode. Ma ci sono stati, diversamente dal solito. Tutto questo per dire una volta di più che l’anima dell’Inter vincitrice del terzo scudetto dell'era Marotta è quella degli scorsi anni e che Chivu è stato bravo nel tirare fuori una ottima continuità di rendimento da un gruppo che nel giugno scorso, nel post PSG, sembrava spaccato (perché lo era) e finito. Poi non bisogna gridare al miracolo, vista la cilindrata media dei giocatori. Era una squadra da quarto di finale di Champions, come valore teorico massimo, che tale è rimasta ma senza le fiammate dell’era Inzaghi. Ecco, contro un Como per un’ora perfetto è arrivata proprio una di quelle fiammate, con episodio decisivo la parata di Martinez su Diao che ha evitato all’Inter l’1-3. Una notte pazza ma non troppo che al Chivu del futuro, quello del 4-2-3-1 e dei rischi, sarà utile quasi quanto lo scudetto-bonus. Comunque una partita bellssima: sara stata sufficientemente 'europea'? Qualsiasi cosa voglia dire...
I profeti del calcio-fogna e i loro addetti stampa godono ad ogni sconfitta di Fabregas, che con un monte ingaggi di una decina di milioni superiore a quello della Cremonese ha dato lezioni di calcio a tutti. Anche a Chivu, anche ieri, almeno fino a quando non ha sbagliato clamorosamente i cambi togliendo Da Cunha, forse il migliore in campo, e soprattutto Douvikas, che con la sua sola presenza teneva più alto il Como. Cose che qui al bar commentiamo con il senno di poi, chiaramente. Insomma, Fabregas non è una religione in cui credere o no, ma un allenatore bravissimo che può sbagliare e che in generale sta facendo più del suo e che è tutt’altro che un ingenuo, visto che ha una delle migliori difese italiane (ieri con schieramento a tre, usato molto poco in stagione) pur non avendo nessun singolo, tranne ovviamente Ramon, che possa interessare i cosiddetti grandi club italiani. E adesso torniamo a lodare gli instant team.
Fra le squadre che andranno in Serie B, o che comunque hanno lottato per non andarci, il Pisa era (è) con il Lecce quella con la rosa sulla carta peggiore, difficile quindi trovare grandi colpe nell’operato di Gilardino e Hiljemark. Visto che il saldo di mercato è stato fra i peggiori della Serie A e che quindi i soldi Knaster ce li ha messi (anche con il costosissimo mercato di gennaio, con rendimento pessimo di quasi tutti i nuovi arrivi), era chiaro che a pagare sarebbe stato il direttore sportivo, via quindi Vaira, l’uomo della promozione, e dentro Leonardo Gabbanini che è stato presentato proprio ieri. Una carriera da scout più che da gestore di società, che fa pensare a un Pisa molto giovane che non si faccia più tentare da operazioni tipo Albiol e Cuadrado, anche se poi gii sbagli veri sono stati fatti altrove. Dicono più o meno tutti la stessa cosa, vogliono fare tutti più o meno la stessa cosa, dalla Serie B alla Champions.
Non era nemmeno quotato lo scenario secondo cui i nomi dei calciatori-clienti del giro di escort su cui si indaga a Milano sarebbero usciti (sull’ANSA…) anche se non hanno commesso alcun reato e non c’è alcun interesse pubblico, a meno che qualcuno di loro sia anche un politico che si batte contro la prostituzione o uno che fa i soldi vendendo immagini familiari false, nel far conoscere i loro nomi. Personaggi noti e ricchi, i calciatori, perlomeno quelli di Serie A, ma senza il potere di rovinare carriere e vite. La solita storia, un po' arma di distrazione di massa e un po' pretesto per temini in difesa di presunti valori.
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