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Piano Baggio

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© Getty Images
Il momento dei report, le riforme di Gravina, il premio mondiale, il mercato di Thiago Motta

Ci rimangono soltanto i report. Il Sacro Graal del calcio italiano è ciclicamente il Dossier Baggio, o Piano Baggio, in realtà intitolato 'Rinnovare il futuro' (sembra una loggia massonica), che in pochissimi hanno letto e le cui linee guida da circa 15 anni vengono ricordate proprio da quei pochissimi, fra i quali Vittorio Petrone, procuratore di Baggio e interprete del suo pensiero come se l’ex fuoriclasse non fosse in grado di spiegare da solo le proprie idee sul calcio. Speriamo di leggere in forma integrale le presunte 900 pagine (ma il fascicolo mostrato da Petrone ne conteneva molte meno), frutto del lavoro anche di Adriano Bacconi, perché i piazzisti del Baggio-pensiero non gli hanno reso un gran servizio elencando una serie di banalità, prima fra tutte l’enfasi sulla tecnica invece che sulla tattica, di idee ormai di senso comune (lo scouting, i centri federali, la formazione continua degli allenatori) e di altre superate dalla realtà: Baggio, o chi per lui, vorrebbe fino a una certa età l’abolizione di risultati e classifiche, ma già oggi fino agli Esordienti, quindi fino ai 13 anni, non esistono classifiche se non per singoli giorni o tornei. Dando poi per scontato che giocare senza un obbiettivo sia formativo, cosa in cui la maggior parte degli allenatori non crede.

Se Gabriele Gravina fosse un giornalista, un commentatore, un tifoso, il suo report sui mali del calcio italiano sarebbe molto interessante. Ma sfortunatamente è stato il presidente della FIGC negli ultimi otto anni, una federazione in cui siede nella stanza dei bottoni da sempre (prima presenza in consiglio nel 1992, sul finire della Prima Repubblica) e che fra Serie C, Under 21, Settore Tecnico, ha sempre frequentato in maniera operativa. Contestato soltanto quando nel 2021 si autoassegnò il ruolo, e lo stipendio, da presidente-manager, in fondo una cosa giusta viste le responsabilità e gli impegni di chi deve guidare il settore che più interessa agli italiani. Ma dicevamo del report, il cui cuore non sono i dati sull’utilizzo dei giovani italiani in Serie A, dati purtroppo già noti, ma l’impossibilità di mettere mano a una qualsiasi riforma anche per un presidente come lui, eletto con quasi il 100% dei voti. Inutile anche soltanto ipotizzare una Serie A a 18 squadre, posto che Kean e Dimarco non si sono divorati il 2-0 contro la Bosnia a causa delle 20 squadre, se il sistema è strutturato in modo che chiunque possa mettere un veto: la Serie A perché traina il movimento, i Dilettanti perché hanno il 34%, Calciatori e Allenatori perché insieme hanno il 30 e pur in assenza di proposte (la figura di Ulivieri meriterà un approfondimento) votano compatti. Gravina parla di 17 sue proposte di riforma che non sono passate, senza entrare nel dettaglio: fra queste forse probabilmente le 18 squadre in A, appunto, e la fusione Serie B-Serie C, con riduzione delle squadre totali e una ancora maggiore centratura sui giovani. Più dei governanti andrebbe cambiato il modo in cui vengono eletti. 

Sempre in tema Gravina, Donnarumma ha confermato quanto scritto dal Guerino nei giorni scorsi quando i moralisti alle vongole si erano scagliati contro il presunto premio qualificazione chiesto dagli azzurri a Zenica. Nessuno ha mai chiesto un euro, ma la FIGC di suo aveva previsto un ‘gettone’ doppio rispetto a quello che viene corrisposto per ogni convocazione: grosso modo 20.000 euro lordi contro i soliti 10.000. Niente per gli standard dei calciatori, che comunque non li avevano nemmeno chiesti, meno di niente pensando a quanto da un Mondiale avrebbe guadagnato la FIGC. 

L'imminente annuncio della firma del prolungamento di Spalletti con la Juventus ci ha riportato alla memoria il fatto che il quarto allenatore più pagato della Serie A attuale, dopo Conte, Allegri e Gasperini, sia proprio quello della Juventus: non Spalletti, che l'anno prossimo però con i soi 6 milioni netti diventerà il secondo (o il primo, se Conte tornerà in Nazionale), ma Thiago Motta che è fermo da più di un anno e che in teoria potrebbe fare l'osservatore pagato anche la prossima stagione. L'italo-brasiliano ha ancora un'aura da progetto e un bonus da grande club italiano (realisticamente il Napoli, se volesse rientrare fra poco, con asterisco sulla situazione di Allegri al Milan) o straniero da giocarsi, prima di ridimensionarsi. Il pezzo pregiato del mercato allenatori potrebbe essere lui, per lo meno così spera Comolli. 

stefano@indiscreto.net