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Dopo Gattuso e Gravina

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© LAPRESSE
I ringraziamenti al commissario tecnico, la sostituzione di Dimarco, il rigore di Tonali e la credibilità di De Zerbi

Al di là delle scelte di Gravina riguardanti soprattutto sé stesso, le emozioni, anche quelle negative, dello spareggio mondiale perso con la Bosnia stanno generando un ‘grazie lo stesso’ nei confronti di Gattuso che è davvero degno di miglior causa. Va bene che siamo ai saluti, visto che mentre scriviamo queste righe Gattuso è orientato a dimettersi e non ad aspettare di essere cacciato, ma c'è un limite a tutto, anche all'amichettismo mediatico (non che altri allenatori siano fuorida questo meccanismo). Dalla sua parte l’avere creato un buon ambiente, cosa non scontata visti i precedenti con Spalletti, contro di lui le otto partite della sua Nazionale. Con una filosofia tattica ondivaga, tre moduli diversi e vari aggiustamenti fino al 3-5-2 finale, una fase difensiva modesta, un’imbarcata contro l’unica avversaria forte incrociata, un approccio da motivatore e da ‘noi siamo quelli del 2006’ più che da guida tecnica credibile. Poi tanti errori, anche a Zenica (l’affrettata sostituzione di Kean, quella tardiva di Dimarco, l’ostinazione nel giocare a tre dietro anche in inferiorità numerica), commentabili con il senno di poi e l’asterisco delle decisioni di Turpin, dal gol del pareggio alla mancata espulsione di Muharemovic. In ogni caso Gattuso è l’unico del gruppo azzurro la cui carriera sarà rilanciata da questo disastro. 

La crisi dell’Inter post Bodø ha avuto un grosso impatto sulla Nazionale, al di là della copertina in negativo da dedicare a Bastoni, che ha giocato senza allenamenti e poi nell'episodio incriminato può condividere la responsabilità con Donnarumma e Mancini. Alla fine il vituperato Simone Inzaghi non aveva tutti i torti nel sostituire Di Marco al 60’ per non farlo scoppiare, con buona pace di Dimarco, e nell’utilizzare Frattesi soltanto nei momenti di assalto e non in quelli di pullmann da parcheggiare al limite dell’area. Poi a Zenica Barella ha fatto il suo e Pio Esposito è stato al di sotto delle aspettative mediatiche ma non del proprio vero livello, attualmente da 'generoso Graziani'. in ogni caso il cattivo periodo di questo pseudo-blocco è stato per Gattuso e Gravina un altro incrocio sfortunato, uno dei tanti. Questo non per giustificare il c.t., anzi, ma forse chi non ha giocato o non è stato convocato era peggio. 

I calci di rigore sono una lotteria? Uno dei rari luoghi comuni senza fondamento, visto che si tratta di gesti tecnici eseguiti sotto pressione, quindi calcio, quindi sport. Altro che lotteria: a volte l’esito dei calci di rigore può essere meno casuale di quello dei 90 minuti. Pensieri che ci sono venuti riguardando i rigoristi azzurri di Zenica, visto che dei dieci azzurri in campo alla fine dei supplementari nessuno aveva mai segnato, e pochissimi avevano tirato, un rigore in Serie A. Non Pio Esposito, che comunque fra Serie B e giovanili qualcuno ne aveva segnato, non Cristante che in A ne ha sbagliati due, non Tonali che in Bosnia il suo rigore lo ha invece tirato molto bene. Certo l’Italia aveva Donnarumma, che ai rigori aveva vinto Euro 2020 contro Spagna e Inghilterra, ma l’unico parabile dei quattro non l’ha parato. Per completezza dobbiamo anche dire che dei quattro bosniaci che hanno segnato ben tre mai avevano tirato rigori in partite ufficiali, e che in teoria l’unica sicurezza era Tabakovic. Nel momento decisivo sono stati più bravi. 

Il fallimento mondiale degli azzurri ha tolto in Italia la giusta luce mediatica alla scelta del Tottenham di mettere in mano il proprio futuro a Roberto De Zerbi, che con questo top club sull’orlo della retrocessione dalla Premier League, con 7 partite ancora da giocare, ha firmato un contratto da 10 milioni di euro netti a stagione fino al 2031. Difficile possa fare peggio di Frank e di Tudor, in ogni caso è interessante il fatto che un club ricchissimo e ambizioso, che in teoria può essere una destinazione credibile per i migliori allenatori del mondo, avesse da mesi come prima scelta proprio De Zerbi. Che in Italia ha una setta di fedelissimi nerd e anche qualche grande estimatore fra gli addetti ai lavori, che al momento giusto non ha avuto il coraggio di fargli una vera offerta o che, come Piero Ausilio nell’immediato dopo Inzaghi, dopo avere ottenuto il sì di De Zerbi ricevette il no di Marotta. Certo con la sua carriera italiana si può dimostrare qualsiasi tesi: molto bene al Foggia, male a Palermo e Benevento, bene al Sassuolo in un ambiente che però ingigantisce quasi ogni allenatore. Di sicuro De Zerbi, con buona pace dei suoi antipatizzanti, ha una credibilità internazionale che in questo momento per il calcio italiano è merce rara.  

stefano@indiscreto.net