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Il Mondiale di Zenica

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© Getty Images
L'esultanza di Dimarco, l'interesse per la Nazionale, lo spettatore Conte e il momento di Tudor

Chiunque nel gruppo azzurro, non soltanto Dimarco, Vicario, Esposito e Meret, faceva il tifo per giocarsi il Mondiale con la Bosnia invece che con il Galles. Questo non significa che a Zenica sarà una passeggiata perché la squadra di Barbarez difende molto bene ed è anche forte nei singoli difensori (in ordine di bravura Muharemovic, Dedic, Kolasinac e Katic) e in avanti oltre al totem Dzeko ha Demirovic, assolutamente del livello delle punte italiane, e l’emergente Alajbegovic come alternativa. Mediocre è invece il centrocampo, senz’altro inferiore a quello azzurro che pure a Bergamo non ha brillato per velocità. Insomma, il 4-4-2 blindato delle piccole realtà anni Novanta e Zero, che non regala spazio ma nemmeno mette sotto, ed infatti il Galles ancora non ha capito come ha fatto a perdere giovedì. Inutile dire altro e vedere sinistri presagi in tutto, dalla designazione di Turpin (stesso arbitro di Italia-Macedonia di 4 anni fa, ma comunque buonissimo arbitro e presenza frequente in Champions League) a un piccolo e vecchio stadio che di sicuro farà ‘ambiente’, senza dimenticare che chi gioca nell’Italia non fa di professione il giornalista, il contabile o il salumiere. 

Dire che la Nazionale interessa meno di una volta è un luogo comune che è fondato in base a ciò che si intende per 'una volta'. Intanto Italia-Irlanda del Nord è stata seguita da 10 milioni di spettatori, con uno share del 43,8%. Senza andare alla preistoria o a epoche in cui comunque il calcio in televisione non era inflazionati, ricordiamo i dati Auditel di Italia-Macedonia 2022 (9,7 milioni) e dell’andata, a Solna, di Svezia-Italia (11 milioni) il 10 novembre 2017. Interessanti i telespettatori dell’altro spareggio, l’andata di Russia-Italia a Mosca il 29 ottobre 1997, 16,3 milioni. In altre parole, negli ultimi anni la Nazionale non ha avuto un crollo di interesse significativo, ma rispetto agli anni Novanta ha invece perso tantissimo, per ragioni solo in parte legate al suo livello: se anche mettessimo Rivera e Meazza a servire Piola e Riva cambierebbe poco.

Bosnia-Italia sarà seguita con grande attenzione da un Antonio Conte il cui futuro potrebbe già decidersi domani, in caso di sconfitta azzurra. Chissà se questo status di possibile nuovo commissario tecnico gli è servito per l’incredibile, anche per gli standard italiani, contrattazione che gli ha evitato 4 giornate di squalifica, come minimo, per gli insulti a Manganiello durante Napoli-Como di Coppa Italia. Non riportati, altra cosa incredibile visto che erano stati ripetuti, nemmeno dal quarto uomo Ayroldi che Conte ce lo aveva a un metro di distanza, e diventati un caso soltanto per le riprese televisive di Mediaset. Se Ayroldi e i colleghi avessero tenuto le orecchie aperte, diciamo così, Conte avrebbe forse già finito la stagione. Invece una trattativa con la Procura federale condita da uno pseudo-pentimento è riuscita ad andare al di là anche dei proverbiali tarallucci e vino. 

Ben più difficile il momento per Igor Tudor, per gravi motivi personali e anche per quelli calcistici: esonerato, ma con risoluzione consensuale, dal Tottenham dopo 7 partite in cui non aveva minimamente inciso su una situazione tragica già in essere, assurda in rapporto al budget (settima squadra della Premier League per monte ingaggi, in Italia sarebbe la prima), che comunque si era trovato e senza alcuna possibilità di intervenire con il mercato visto che era arrivato a Londra in febbraio. Una doppietta di delusioni Serie A-Premier League più amara di quella dello Juric dell’anno scorso, con l’aggravante di essere già in partenza dalla Juventus e della stesso Tottenham. Almeno De Zerbi, o chi per lui, partirà sentendo intorno a sé fiducia. 

stefano@indiscreto.net