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Il Mondiale di Gravina

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© LAPRESSE
Il giorno di Italia-Irlanda del Nord, la UEFA fuori dal tempo e l'ultimo urrah di Lucescu

Finalmente il giorno di Italia-Irlanda del Nord è arrivato e c'è poco da aggiungere a quattro mesi di chiacchiere, retorica patriottarda anche da parte di chi non ha voluto rimandare un turno di campionato, disfattismo preventivo di chi vede 'modelli' da imitare ovunque e sempre in base ai risultati più recenti. Per la parte sportiva aspettiamo la partita, speriamo 'le partite', con gli azzurri che nella media secondo noi ci sono arrivati bene, ma il discorso politico si può già fare: Gravina riuscirebbe a resistere a un secondo fallimento mondiale consecutivo? Tavecchio nel 2017 si dimise da presidente FIGC  subito dopo lo spareggio perso contro la Svezia, invitanto il resto del consiglio federale a fare altrettanto, ma nessuno (!!!) lo imitò: da Ulivieri a Tommasi, da Sibilia ad Abete, da Nicchi a tanti altri, fino a tale Gabriele Gravina, non un omonimo. E quattro anni fa dopo il disastro con la Macedonia Gravina, diventato presidente FIGC, nemmeno valutò l'ipotesi di andarsene: in fondo l'Italia pochi mesi prima aveva vinto l'Europeo, sia pure con un commissario tecnico che lui non aveva scelto e non amava, nelle qualificazioni aveva avuto una buona dose di sfortuna (rigori di Jorginho, eccetera) e intorno non aveva la narrazione negativa, da cantori del declino, che ha l'Italia di oggi. E a questo giro? Stando a diversi segnali dei suoi grandi elettori, Gravina non verrà invitato ad andarsene nemmeno in caso di eliminazione per mano di Irlanda del Nord o Galles/Bosnia. E magari sentiremo la ricetta per uscire dalla crisi dagli stessi che questa crisi l'hanno provocata. 

Una delle scommesse vincenti di Tavecchio fu Ceferin, e allora in una giornata piena di partite di enorme interesse viene da chiedersi quale mente malata alla UEFA abbia pensato di farle giocare quasi tutte, 7 su 8, in contemporanea alle 20:45 (unica eccezione Turchia-Romania alle 18), impedendo agli appassionati di seguirne più di una o due. Questi sono gli stessi che hanno combattuto, capeggiati dal noto idealista Al Khelaifi, la Superlega di Agnelli-Perez salvo poi fare la stessa cosa in maniera molto più confusa. E che si sono fatti prendere in giro dalla FIFA, visto che nel primo Mondiale a 48 squadre le europee saranno 16, il 33,3%, mentre nel primo Mondiale a 24 erano state 14 (il 58,3%). 

Insomma, oltre alla partita di Bergamo riusciremo a seguire con la giusta devozione soltanto Turchia-Romania, che consideriamo quasi un derby italiano per la presenza di Montella, che nel 2016 fu ad un passo dal diventare commissario tecnico azzurro (gli altri due candidati De Biasi e, appunto, Ventura) e di Mircea Lucescu, che con l'Italia ha sempre avuto una enorme sintonia al di là del fatto che ci abbia allenato per quasi sette anni. Un Lucescu ottantenne che da tre mesi fa dentro e fuori dagli ospedali ma che prova a chiudere con il Mondiale una carriera a livello internazionale iniziata proprio con il Mondiale, da capitano della bella e sfortunata (capitò nel girone del Brasile più forte di sempre e dell'Inghilterra campione) Romania di Messico 1970. Insomma, al Mondiale non è che si veda il miglior calcio, anzi, ma rimane l'unica maniestazione capace di segnare le vite dei semplici spettatori, figuriamoci dei protagonisti. 

stefano@indiscreto.net