Possiamo ingigantire ad arte l’Irlanda del Nord, per esaltare una vittoria azzurra o spiegare una sconfitta, ma quella di Michael O’Neill rimane una squadra modesta, oltretutto senza l’infortunato Conor Bradley. Fra i convocati per lo spareggio mondiale a Bergamo ci sono infatti soltanto quattro giocatori che giocano in una prima divisione, da Lyons che lo fa in Scozia nel Kilmarnock ai tre (Ballard e Hume nel Sunderland, Devenny al Crystal Palace) in Premier League mettendo l’asterisco su Kieran Morrison che nel Liverpool è ai margini della prima squadra. Questo non significa che la nazionale numero 69 nel ranking FIFA sia da sottovalutare da parte della numero 13, ma soltanto che non guadagnarsi almeno la ‘finale’ contro Bosnia, squadra del livello dell’Irlanda del Nord, o Galles (e qui sarebbe un’altra storia) è impensabile.
In una Serie A in cui gli attaccanti puri segnano poco quelli italiani segnano pochissimo, visto che a 9 turni dalla fine il miglior marcatore fra quelli convocabili da Gattuso è Scamacca, ottavo con 8 gol di cui 2 su rigore, con Berardi e Orsolini a quota 7 (rispettivamente 2 e 3 su rigore) nel gruppo dei quattordicesimi. Statistiche che magari saranno rimpolpate dal calcio di fine stagione e che sono figlie prima di tutto di fallimentari operazioni di mercato e poi di varie situazioni tattiche come l’abuso di falsi nove a causa di infortuni (Juventus, Roma) e di scelte (Milan, Como, Lazio).
La fine di Open VAR è auspicata da chi rimpiange il bel calcio di una volta, quello della sedicente 'gente di calcio', quando non vedevamo niente e non sapevamo niente. Probabile che la prossima stagione il format della trasmissione su DAZN cambi, con gli episodi e soprattutto gli audio presentati in maniera più ‘pettinata’, ma abolirla sarebbe un suicidio mediatico, un’autocertificazione di cattiva coscienza. E infatti Gravina non è intenzionato a farlo, al massimo ha nel mirino Rocchi ma certo non per il suo ruolo di opinionista-divulgatore. Come tutti sanno, già in questa stagione la trasmissione è cambiata: non più subito dopo la fine del turno di campionato ma uno o due giorni dopo, non più in diretta ma on demand, quindi più costruita rispetto alle origini (è nata nel 2023) e meno imbarazzante, anche se episodi come Manganiello che dice a Dumfries arrabbiato per il fallo subito “Vai, avete ancora 10 minuti per poter vincere” a volte sfuggono. Ma l’intento di spiegare il processo decisionale di un arbitro rimane lodevole, con buona pace di chi rimpiange la sacralità di Lo Bello, Gonella, Agnolin, Collina, eccetera. I primi nemici di Open VAR sono grandi club e i loro ascari mediatici, già questo basterebbe per essere a favore.
Vicenza festeggia il ritorno in Serie B con una squadra costruita proprio per questo obbiettivo da da Renzo Rosso, peraltro un proprietario da Serie A. Interessante è notare che la squadra allenata da Fabio Gallo ha l’ottavo monte ingaggi della Serie C, ma il secondo (6,5 milioni, poco meno dell’Union Brescia) del girone A, nella sostanza il quadruplo rispetto a Renate e Alcione Milano che, sesto e settimo, stanno facendo un gran campionato. In altre parole, con la competenza si riesce a rimanere a galla soltanto se i ricchi sono incompetenti.
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