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Al posto dell'Iran

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© APS
La scelta della FIFA, i titolari di Gattuso e l'Italia del baseball

L’Iran non parteciperà al Mondiale? Giusto mettere il punto interrogativo, nonostante l’annuncio del ministro dello sport iraniano Donjamali, perché nessuno sa cosa sarà dell’Iran come stato fra una settimana e quindi figuriamoci fra tre mesi. Quando l’esistenza di una nazionale iraniana di calcio sarà più probabile, a dirla tutta, dell’esistenza di Donjamali. Ma evitiamo di improvvisarci analisti geopolitici e veniamo a noi: un’Italia eliminata da Irlanda del Nord o dalla vincente di Galles-Bosnia avrebbe qualche possibilità di essere ripescata al posto dell’Iran? In punta di diritto sì, in base al regolamento la discrezionalità della FIFA sarebbe totale. In pratica no, perché i posti per le confederazioni sono fissi e quindi al posto dell’Iran verrebbe ripescato un Iraq eventualmente eliminato agli spareggi, o gli Emirati Arabi nel caso di un Iraq vincente. Poi la storia ha mostrato scandali peggiori del ripescaggio di una nazionale quattro volte campione del mondo. Ma sarebbe un errore contare sul marketing che si porta dietro l’Italia, soprattutto negli USA, e sulla mezza italianità di Infantino. Senza contare che un Iran al Mondiale sarebbe una vittoria per tutti.   

Fra otto giorni, venerdì 20 marzo, Gattuso renderà pubbliche le sue convocazioni per gli spareggi mondiali, che si giocherà con quel 3-5-2 che nella sua finora modesta carriera in panchina ha sempre amato poco. Saranno quindi chiamati tanti centrali difensivi, punte vere, esterni al confine dell’ala. Quanto al regista, il commissario tecnico lo aveva individuato in Verratti ma ieri il campione d’Europa 2020 ha dato forfait perché si dovrà operare al menisco e quindi a dettare il ritmo saranno Locatelli o Tonali o entrambi. Gli interpreti del pensiero di Gattuso raccontano di questo undici di partenza: Donnarumma; Mancini; Bastoni; Calafiori; Palestra, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco; Kean, Retegui. Una formazione mai vista nelle sue 6 partite alla guida dell’Italia, né dall’inizio né a partita in corso, con il dubbio fra l'esordiente Palestra, cioè uno dei pochi italiani giovani davvero decisivi in questa Serie A, e la maggiore esperienza di Cambiaso e soprattutto di Spinazzola, che Gattuso tiene in gran conto e potrebbe giocarsi a destra, dove Spinazzola sa comunque stare, o a partita in corso. Dubbi su Berardi, peraltro rientrato alla grande nel Sassuolo, è sicuro che Gattuso non voglia portare in ritiro, per la verità un breve ritiro, potenziali casi, da Chiesa a Zaniolo ad Acerbi, senza oltretutto avere la certezza che spostino qualcosa anche se lo Zaniolo attuale potrebbe starci. Insomma, quasi ci siamo. 

Clima strano, con un disfattismo mediatico preventivo che non ricordavamo dai tempi di Bearzot. Intendiamo il Bearzot prima del Mondiale '82, offesa sul piano personale in maniera oggi inimmaginabile, perché dopo si sarebbe fatto l'errore opposto: con l'Italia tutti grandi campioni e grandi uomini, almeno fino al disastro. Oggi si sta un po' tornando a 45 anni fa: nemmeno si aspetta l’eliminazione dal Mondiale per esisibirsi in paragoni strampalati, come se il calcio avesse la concorrenza e la diffusione dello slittino. Ma vale anche a un livello di importanza più alto, per la nazionale di rugby che ha appena battuto l’Inghilterra e a maggior ragione per quella di baseball che nel World Baseball Classic ha superato gli USA avendo in campo una squadra di italo-americani. Non ci sono bambini italiani che pratichino il baseball di strada.

stefano@indiscreto.net