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Il derby di Estupinan

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© APS
L'Inter senza attacco, lo scudetto di Allegri e lo status del Como

L’Inter a più 10 sul Milan lo scudetto poteva soltanto perderlo, e a più 7 la situazione non è cambiata di molto, dopo un derby perso al di là dei propri demeriti. Perché partite durissime ne hanno tutti (per Chivu Atalanta, Roma e Como, per Allegri Napoli, Juventus e Atalanta), infortunati ne hanno tutti sempre dimenticando che gli infortuni muscolari non sono sfortuna, lamentele contro gli arbitri ne hanno tutti e il dibattito sul fallo di mano di Ricci può anche finire qui. Ma venendo al cuore del derby milanese bisogna dire che un po’ l’unica indiscutibile legge del calcio, gol sbagliato-gol subito (Mkhtharyan che tira addosso a Maignan, Estupinan che nell’azione dopo punisce Sommer) e un po’ il solito primo tempo attendistico-passivo dei neroazzurri hanno indirizzato una partita decisa dagli episodi, compreso il pareggio mangiatosi da Dimarco (ma poco prima Leao aveva sprecato la palla del 2-0 su assist di Pulisic) e che quindi poco si presta a grandi analisi. La realtà è che da quando Lautaro Martinez si è fatto male nel secondo tempo dell’andata con il Bodø/Glimt l’Inter ha vinto a fatica con il Lecce, è stata eliminata a San Siro dai norvegesi, ha battuto il Genoa in casa, ha pareggiato con il Como in Coppa Italia e perso il derby: cinque partite in cui la costante è stata che al di là del palleggio ha tirato pochissimo in porta, con i gol comunque mai segnati dagli attaccanti. Sabato prossimo con l’Atalanta ci sarà Thuram, mentre una settimana di più ci vorrà per il capocannoniere del campionato, a 10 giornate dalla fine unico in Serie A ad avere segnato 10 gol, portato in panchina nel derby giusto come motivatore. 

La realtà dice anche che l’Inter in Serie A non perdeva dal 23 novembre e che anche in quella occasione dall’altra parte c’era il Milan, in formazione quasi identica a quella di ieri (quattro mesi fa c’erano Gabbia invece di De Winter e Bartesaghi invece di Estupinan) ma in ben altra situazione di classifica, visto che con quel successo superò la squadra di Chivu. Visto quanto gioca bassa, la squadra di Allegri si trova meglio contro avversarie forti che contro chi viene a San Siro per fare la partita eroica, ma è una scelta obbligata perché il suo super-centrocampo (Rabiot milanista dell’anno) deve proteggere difensori appena sufficienti senza poter rischiare in avanti un altro tipo di partita, da quando Pulisic si è spento (ma nel derby bene), mentre Leao è sempre lui, con Nkunku e Fullkrug comparse. Uscendo dal nerdismo da expected golas e cose del genere, comunque utile per valutare globalmente una stagione, se parliamo di vere occasioni costruite e concesse bisogna dire che il Milan questo derby non lo ha vinto per caso. L’obbiettivo minimo della Champions è adesso in cassaforte e nello scudetto si può credere almeno fino al 12 aprile, visto che Atalanta, Roma e Como sono tre delle prossime quattro avversarie dell’Inter.

Se il Milan sogna, e concretamente pensa alla Champions dell’anno prossimo, e il Napoli deve solo gestire la situazione, il neo-resultadismo del Como rischia di fare molto male alla Roma, caduta a Genova e raggiunta a 51 punti, e alla Juventus poco sotto. In realtà Fabregas fra gli allenatori da progetto, qualsiasi cosa voglia dire, si è sempre distinto per i cambiamenti tattici in base all’avversario (ed è stato così anche con il Cagliari) e alle situazioni in partita (esempio: l’arretramento di Baturina dopo l’infortunio di Perrone), senza i classici dogmi alla catalana, falso nueve compreso: se a volte Nico Paz viene messo in mezzo all’attacco a prendersi le botte è perché le alternative cono peggiori. Al di là di Fabregas, per il Como in sette anni dalla Serie D alla quasi Champions, comunque all’Europa. E non da provinciale miracolosa o miracolata, ma da club che gli Hartono hanno fatto sedere al tavolo dei potenti (Inter, Milan. Juventus, Roma, Atalanta, non il Napoli e sicuramente non la Lazio) senza fare follie sul mercato, anzi. Poi è chiaro che altri club possono far scendere in piazza più tifosi, e anche più giornalisti. 

stefano@indiscreto.net