La tragica Champions 2025-26 dei club italiani, in attesa del ritorno dei playoff per un bilancio definitivo, è stata completata da un'Inter che a Bødo ha fatto davvero male i calcoli cercando di tenere basso il ritmo: solo che si è addormentata anche lei e l’aggressività dei padroni di casa ha regalato a questa bellissima realtà, così diversa dal calcio globalizzato e indifferenziato di oggi, un’altra serata di gloria dopo quella vissute con il Manchester City e a Madrid, per non stare a ricordare tutto il recente passato dell’era Knutsen. La squadra di Chivu ha qualche chance più di Juventus e Atalanta di ribaltare il risultato, ma questo non leva una sensazione di fondo e cioè che la partecipazione alla Champions sia diventata per molti un valore in sé: può dire bene, e l’Inter delle ultime tre stagioni è andata a una partita dal vincerla pur non essendo fra le prime dieci favorite, o può dire male, come quest'anno, ma è significativo che Chivu in Norvegia abbia messo in campo da titolari cinque giocatori (Acerbi, Darmian, Mkhitaryan, Carlos Augusto, Esposito) che quattro giorni prima contro la Juventus non lo erano stati. Con i cinque sostituiti che non erano squalificati o infortunati, ma in panchina a congelarsi. È abbastanza per recitare il De profundis per i club italiani, dopo averlo fatto per la Nazionale? Nei primi 36 posti del ranking UEFA generale per club, usiamo il 36 in onore della Champions, basato sui risultati e non sull'ultima impressione, ci sono 7 squadre italiane (L'Inter la migliore, terza), 8 inglesi, 5 tedesche, 4 spagnole e 3 francesi. Manca l'eccellenza, ma la classe medio-alta e media non è che faccia proprio schifo.
L’unico sorriso per l’Inter è arrivato da quella che ai nostri tempi si chiamava radiolina, visto che il pareggio del Como a San Siro nella partita che l’Australia non ha voluto ha portato a 7 punti il distacco del Milan, a parità di calendario, con il Napoli a 11 e una lotta Champions in cui sono rientrate l’Atalanta e appunto il Como, con Roma e Juventus a maledire la sicura assenza del quinto posto al sole per partecipare al banchetto (ma non alla competizione). Restringendo il discorso a queste 7 squadre, nelle rimanenti 13 partite quella che ha più scontri al vertice è l’Atalanta con 5 (Napoli, Inter, Juventus, Roma, Milan), seguita con 4 da Inter (Milan, Atalanta, Roma, Como), Milan (Inter, Napoli, Juventus, Atalanta), Roma (Juventus, Como, Inter, Atalanta), Juventus (Roma, Como, Atalanta, Milan) e Como (Roma, Juventus, Inter, Napoli) e con 3 (Atalanta, Milan, Como) dal Napoli. Durissima la lotta per una Champions da cui poi si esce senza fare drammi, magari fra gli applausi di chi dice che bisogna concetrarsi sul campionato. E per cosa? Per la Champions. Non se ne esce. Forse ci basta il Fantacalcio, basato appunto sul campionato, che la Lega sta per comprare.
Gli allenatori sono condannati alle etichette e il più etichettato di tutti è probabilmente Davide Ballardini, tornato adesso in pista ad Avellino con un minicontratto fino a giugno per gestire una situazione difficile (la squadra prima guidata da Biancolino viene da 5 sconfitte nelle ultime 6 partite) ma non disperata, 3 punti sopra i playout, visto anche il valore della rosa che è da metà classifica in scioltezza. Mister Wolf che risolve problemi? Specialista in salvezze? Con le ultime 5 squadre prese in mano è retrocesso 3 volte (Bologna, Cremonese, Sassuolo), sia pure dalla A alla B, fecendo invece abbastanza bene, ma fra mille polemiche, con Palermo e Genoa in mezzo ad andirivieni di cui si è perso il conto. A volte le etichette sono un vantaggio.
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