Chivu che contro la Juventus vince il suo primo scontro diretto stagionale con una grande fa ovviamente meno notizia della clamorosa simulazione di Bastoni, che ha ingannato l’arbitro La Penna e mostrato una volta di più la grossa falla del protocollo VAR, che impedisce la revisione dei secondi gialli. Situazione che già al Mondiale dovrebbe cambiare, ma a Spalletti, che la partita l’aveva preparata benissimo, cosa importa in questo momento? Senza contare il fatto che ai giovani arbitri viene subito insegnata la diciottesima regola fondamentale del gioco del calcio, cioè il buon senso. Quello stesso che, in assenza del VAR, usò Elizondo (su segnalazione di Medina Cantalejo) nella finale del Mondiale 2006… Ma non c’è bisogno di tornare così indietro per trovare ‘segnalazioni’ che non hanno lasciato tracce: insomma, La Penna ha sbagliato ma fino a due giorni fa era stato forse il miglior arbitro della stagione, e non è stato aiutato né da Bastoni né dai colleghi. E adesso si ritrova anche minacciato di morte da subumani da web... Rovinata una partita in cui l’espulsione sarebbe dovuta essere esattamente invertita. Prendendola più larga, il sottotesto delle proteste dei danneggiati di giornata, quelle soft come la telefonata di Elkann a Gravina e quelle vecchio stile come la quasi aggressione nel tunnel, è chiaro: abbiamo il Palazzo contro, dateci un segnale che non è così fin dalla prossima partita. È un gioco che quando i proprietari avevano tutti una faccia e interessi in Italia (Agnelli, Moratti, Berlusconi, Sensi) veniva bene, adesso un po’ meno visto che le proprietà di Inter e Juventus sono saldamente alleate per dare le carte.
Il clima assurdo, nel senso di nessun clima visto che l’Olimpico era quasi deserto, in cui la Lazio ha perso al di là dei suoi demeriti contro l’Atalanta impone di parlare di nuovo di Lotito, bersaglio fisso dei tifosi normali e non più soltanto di ultras che lui giustamente aveva messo al loro posto, fra i pochi dirigenti italiani a farlo. Domani verrà presentato il progetto Flaminio, senz’altro più concreto della quotazione al Nasdaq, ma è chiaro che mai nella storia della Serie A un presidente abbia avuto contro tutti i suoi tifosi. E quindi? La proprietà privata non è ancora stata abolita. Discorso uguale per il Torino di Cairo, un altro dei proprietari (ma lo è anche De Laurentiis, per dire) inventati dai fallimenti pre-Calciopoli, che però i risultati sportivi di Lotito non li ha mai nemmeno intravisti.
Donyell Malen non è stato il colpo più costoso nella storia del mercato di riparazione in Serie A, pensando a Vlahovic-Juventus e a tanti altri (fra l'altro l'olandese è in prestito, con riscatto subordinato ad alcune condizioni), ma potrebbe diventare il più importante nonostante a 27 anni tutti lo ritenessero uno bravo ma normale. La prestazione di Napoli ha confermato che la Champions della Roma passa dai suoi gol, anche se in carriera quasi mai ha fatto la prima punta, più che dal suo movimento continuo che lo ha fatto paragonare, in maniera spericolata, a Vialli. Con 13 partite ancora da giocare è prematuro fare tabelle, ma il ritorno in scia dell’Atalanta, rispettando anche il Como, rende incandescente un finale di campionato che porterà nell’Europa che conta quattro squadre, visto che il ranking stagionale rende un miraggio la quinta. Se a questo punto l’Inter è favoritissima per lo scudetto, al punto che quasi tutti i bookmaker la quotano sotto l’1.20, il discorso riguarda 6 squadre per 3 posti. E di queste 6 società ben 5 (tutte tranne il Napoli) fanno parte, insieme a Inter e Fiorentina, del nucleo che comanda in Lega e in definitiva nel calcio italiano, votando in maniera compatta e isolando chi si oppone alla linea dei cosiddetti ‘stranieri’. Vedremo chi alla fine accuserà di qualcosa il sistema, cioè sé stessi.
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