Chi esce meglio dal calciomercato di riparazione? Certo non i tanti dirigenti che hanno simulato trattative per farsi vedere attivi, non solo dai tifosi ma anche dai loro padroni. Sul piano strettamente sportivo le uniche squadre che, ognuna al proprio livello, sono migliorate sono la Roma con Malen e Zaragoza e il Pisa con i quattro acquisti approvati da Gilardino prima dell’esonero. Giusta l’aggiunta del Milan con Fullkrug, tutte le altre o erano a posto o non hanno avuto ooccasioni o sono addirittura peggiorate, come nel caso della Lazio. Asterisco sul Napoli, che non è peggiorato ma con le partenze di Lucca, Lang e Marianucci ha clamorosamente bocciato il suo stesso mercato estivo (per non parlare di De Bruyne), e sulla Juventus che non ha dato a Spalletti ciò che voleva.
Fra chi è rimasto più o meno uguale c’è di sicuro il Bologna, ieri travolto al Dall’Ara dal Milan. Se contro la squadra di Allegri la sconfitta ci può stare, i 6 punti nelle ultime 11 partite dicono di un Bologna che è tornato ai suoi valori naturali, che il lavoro di Italiano e gli errori degli altri avevano finora nascosto. I direttori sportivi bravi fanno plusvalenze, ma non miracoli. Se il Bologna è decimo in campionato, con l’Europa ormai impossibile (il Como sesto è sopra di 11 punti) avendo l’undicesimo monte ingaggi non c’è insomma da sorprendersi o da fare processi.
La storia di gennaio è stata quella di Alessio Romagnoli, al di là di come finirà la sua stagione nella Lazio: fuori rosa o reintegrato grazie a un passo indietro di tutti, anche suo. Di sicuro il difensore ha rinunciato a 18 milioni (in tre anni) dell’Al-Sadd di Mancini per una questione di principio, e cioè le tre mensilità arretrate che Lotito gli deve. Dal punto di vista finanziario ci ha perso tantissimo, come tantissimo ha perso la Lazio (che per il teorico ‘cartellino’ avrebbe incassato quasi 10 milioni, senza contare l’ingaggio risparmiato), ma il caso è interessante anche perché ha fatto conoscere al grande pubblico un modo di fare di tanti club, quasi tutti più piccoli della Lazio: ti lascio partire e guadagnare ma mettiamo una pietra sul passato. Una gestione della vicenda che presso i tifosi della Lazio non aumenta la popolarità di Lotito, che da mesi aveva deciso di lasciar andare Romagnoli (contratto in scadenza nel 2027) e che stava soltanto aspettando la situazione giusta. In scala minore qualcosa di simile è avvenuto con Vecino, che però era in scadenza e che Lotito è stato ben contento di salutare risparmiando 2 milioni lordi.
I 50.000 euro di ammenda e il divieto di trasferta fino al 23 marzo per i suoi tifosi sono il bilancio dell’Inter dopo i fatti di Cremona, non soltanto il petardo che avrebbe potuto fare malissimo ad Audero (lanciato da un tifoso diverso da quello che poi per un altro petardo si è distrutto la mano) ma anche ciò che è avvenuto fuori dallo stadio. Difficile dire se al club di Marotta sia andata bene, visto che per i tifosi di Roma, Lazio, Fiorentina e Napoli il divieto vale fino a fine stagione (sia pure per fatti diversi, lontani dallo stadio e con premeditazione), o male, ritrovandosi in primavera a dover gestire i suoi ultras in piena lotta scudetto. Lascia perplessi la decisione del giudice sportivo di non chiudere la curva, non si dice San Siro, per Inter-Juventus. Da sottolineare che le proprietà di tutti i club citati, in particolare la Lazio, abolirebbero i loro stessi ultras domani mattina, a prescindere da fatti criminosi. Un anacronismo, il tifo organizzato, tenuto in vita anche da una certa simpatia mediatica per i fantomatici valori del fantomatico calcio di una volta.
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