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Fallimento di Conte

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© LAPRESSE
I muscoli del Napoli, la Champions delle italiane e il dominio inglese

Fallimento del Napoli o fallimento di Conte? Più la seconda. La stagione regolare della Champions League si è chiusa con Inter, Atalanta e Juventus approdate ai playoff/sedicesimi di finale con molti rimpianti, ma soprattutto con la clamorosa eliminazione dei campioni d’Italia. Che non è maturata ieri nella partita persa contro il Chelsea, peraltro ben giocata, ma contro il PSV e l’Eintracht della situazione. Il Napoli ha così chiuso trentesimo (!) su 36, dietro a squadre di cilindrata inferiore (esempi: Qarabag e Bodø/Glimt) che sono passate: eliminato come ben 3 delle squadre incrociate, con altre 2 (Qarabag e Benfica) dentro per un soffio, come a dire che il calendario non era certo ostico. Senza contare il fatto che tutti partivano da una lista di 25 giocatori e che quindi il piagnisteo sulle assenze, accettato ormai passivamente dai media, è del tutto ingiustificato. Un conto è essere investiti attraversando la strada, un altro i ripetuti infortuni muscoiari giocando a calcio: come se l’Arsenal o il Barcellona disputassero campionati nazionali poco impegnativi. 

Ogni allenatore ha le sue caratteristiche e la storia europea del pur bravo Conte parla chiaro: diverse stagioni appena sufficienti e qualche fallimento. Fragorosi quelli con Juventus e Inter, con i gironi a quattro che però in qualche modo favorivano le sorprese. All’atto pratico cambia poco, anzi Inter e Juventus (non l’Atalanta che in campionato è troppo dietro) potrebbero anche essere danneggiate da un paio di turni di Champions ad alta tensione in una competizione che comunque non vinceranno. Andare avanti è però una importantissima questione finanziaria, di immagine, di tifo, di status, di craeazione di un immaginario. Soltanto una rimonta da scudetto potrebbe far dimenticare una Champions giocata in questo modo, prima di una separazione alla fine del classico (eccezione la terza stagione alla Juventus) biennio contiano.

Quanto alle italiane in generale, sono andate peggio della scorsa stagione: in aggregato 12 punti in meno (senza calcolare il Bologna, si era in cinque), nessuna qualificata diretta agli ottavi (nel 2024-25 l’Inter, grazie a una difesa che quest’anno è molto calata) e in generale meno fuoco, meno fastidio dato alle corazzate. Quasi impossibile risalire nel ranking che determina la possibilità di avere la quinta squadra, servirebbero anche imprese di Roma e Bologna in Europa League. Poi le imprese sono sempre possibili, in fondo l’Inter arriva da due finali in tre anni, e le tre rimaste in pista, con sedicesimi abbordabili, sono esattamente nella stessa situazione del Real Madrid e del PSG. Inutile fare disfattismo preventivo, ma guardando le partite più che la statistica rimane la certezza che se questo campionato europeo venisse giocato senza limitazioni nazionali, quindi davvero dalle migliori 36 squadre, quindi da tre o quattro inglesi in più, le italiane sarebbero molto più indietro.  

stefano@indiscreto.net