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Verratti, il più forte calciatore italiano

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Lui la accarezza e lei sorride, ormai basta solo uno sguardo per capirsi. Il rapporto di complicità tra Marco Verratti e la palla destituisce i momenti soporiferi dagli impegni della Nazionale. Il centrocampista del PSG gioca ad alto livello da più di tre anni eppure ci si meraviglia ancora quando lo si vede partire dal primo minuto. È terribilmente strano perché l'abruzzese è il calciatore italiano più forte. Nato trequartista, piazzato poi davanti alla difesa e finito a fare l'interno, il ruolo dove si trova più a suo agio. Sbagliato pensare all'incompatibilità con Pirlo, almeno in una mediana a tre. Il fatto di possedere delle spiccate qualità tecniche - e meno male, qualcuno ancora c'è - non lo rende un doppione. Quanto ci piace fasciarci la testa prima di essercela rotta. Siamo maestri nel creare problemi, anche quando abbiamo a portata di mano delle soluzioni che potrebbero realmente portare a un sorridente futuro. Un paragone azzardato e che può sembrare banale. Xavi e Iniesta, per citare due persone dall'illimitato bagaglio tecnico, hanno fatto insieme le fortune del Barcellona. Non ci si pesta mai i piedi, l'importante è trovare l'elemento che faccia da contraltare. Dovrebbe non essere un'impresa impossibile. Altri appunti sparsi. Il CT della Nazionale ha finalmente realizzato il suo grande sogno, non applicabile ai tempi della Juventus, quello del 4-2-4. Modulo ampiamente promosso, chiaro. Il problema è averlo messo in pratica contro l'Azerbaigian che, con tutto rispetto, non pare una corazzata da battaglia. Aspettiamo test più impegnativi primi di lanciarci in giudizi definitivi. Capitolo Eder. Bruttino da vedere, goffo nella condotta dei movimenti, la grazia non gli appartiene, ma probabilmente il migliore dell'ultimo capitolo azzurro di Conte. Efficace, soprattutto. E il nostro momento storico ci impone di fare tesoro di una peculiarità del genere. Pellè sembra invece essere il punto fisso dell'attacco italiano e in Francia, sulla scia dei 31 anni, giocherà il suo primo torneo continentale. È l'immagine pulita del ragazzo che s'è preso le proprie rivincite, lavorando a testa bassa e sfruttando - bisogna dirlo - la scarsa competizione che offre il settore. Chiusa del discorso: bisogna assolutamente trovare un posto negli undici a Florenzi. @damorirne