Le imprese dell’atletica e del nuoto azzurri, Antonelli, Sinner e il calciomercato hanno lasciato anche nell’estate 2026 la pallacanestro italiana nelle brevi, dove del resto è quasi sempre stata. Eppure di cose da raccontare ce ne sarebbero, a partire dalle nazionali giovanili: Italia al femminile male al Mondiale Under 17 e malissimo agli Europei Under 20 e Under 16, Italia al maschile male al Mondiale Under 17, all’Europeo Under 20 e in quello Under 16. Discreta l’Under 18 femminile, che nel suo Europeo ha raggiunto i quarti, battuta 95-41 (…) dalla Spagna, e brava quella maschile che nell’Europeo di Trento e Rovereto è arrivata in finale, sconfitta dalla Slovenia del fenomeno Joksimovic. Le medaglie a livello giovanile hanno un valore relativo, lo diciamo anche quando l’Italia le vince e una volta è capitato anche a questo giro, ma guardando tante partite e tanti tornei chiusi non con sconfitte ma con clamorose imbarcate e una evidente differenza di cilindrata viene da chiedersi cosa sia cambiato in peggio, a parità di Petrucci. Senza fare del disfattismo, visto che stiamo parlando di uno sport globale in cui possono competere anche tante piccole nazioni e in cui due giocatori forti, e a volte anche solo uno, possono trascinare gli altri.
Se in pochi hanno sottolineato lo scadente livello dei giovani italiani, che va di pari passo con la retorica sul loro scarso utilizzo (sarebbe meglio liberalizzare tutto, così magari i meno peggio diventerebbero convenienti), sono molti di più gli entusiasti per le due neonate squadre romane, che hanno finalmente preso forma. Due realtà (…) con budger simili, sui 10 milioni l'uno, che presentano però scenari molto diversi, sia per come si sono costruite sia per le prospettive reali in campionato ed EuroCup. IL BC Roma, ormai non più SPQR, nato comprando i diritti della Vanoli Cremona, parte da una struttura proprietaria, dirigenziale e tecnica molto solida: Donnie Nelson, Luka Dončić, Valerio Bianchini, e un Sergio Scariolo che parte come advisor ma che che potrebbe tornare in panchina, al posto di Magro o affiancandolo, se i discorsi NBA Europe o Eurolega diventassero concreti. Il roster attuale, 13 giocatori, ha come uomo copertina Nico Mannion e una qualità media da settimo-ottavo posto in A. La Maxima di Paul Matiasic, allenata da Matteo Cotelli, passato a Roma insieme ai diritti di Brescia (e a Bilan), ha giocatori di profilo più alto e una quasi stella come Aaron Holiday, americano di quelli di una volta, playmaker che può accendere il PalaEur. Ecco, al di là dei discorsi sui massimi sistemi politico-sportivi, quale pubblico intercetteranno BC Roma e Maxima? La prima ha più volti riconoscibili, forse anche un progetto in grado di ridimensionarsi sull’Italia, la seconda è più da all-in in questa stagione (sulla carta da semifinale playoff), da bandierina piantata nella Capitale in attesa di vedere gli sviluppi al piano di sopra.
Trentadue anni, un’era geologica. L’ultima volta che la Nazionale femminile italiana aveva calcato il parquet di un Mondiale era stato il 1994 in Australia, dove chiuse all’undicesimo posto. Da allora un digiuno lunghissimo, interrotto solo ora: dal 4 settembre le ragazze di Andrea Capobianco proveranno a dare un seguito al clamoroso bronzo europeo dello scorso anno. Persa per infortunio la capitana Spreafico, la stella rimane Cecilia Zandalasini, che fra poco lascerà le Golden State Valkyries in WNBA appena qualificatesi per i playoff e si aggregherà al gruppo. Con tante speranze ma anche realismo: l’Italia è nel girone degli Stati Uniti campioni di tutto, di una potenza come la Cina e della Repubblica Ceca, con cui ci si giocherà il terzo posto che vale per accedere agli spareggi contro la seconda del girone C, quindi o Belgio o Australia. Probabile che il Mondiale azzurro finisca lì ma esserci, in un Mondiale a 16 squadre (numero che quasi commuove), è già importantissimo.
I prezzi delle franchigie NBA stanno letteralmente esplodendo, e non si tratta di un’esagerazione. In pochi giorni abbiamo assistito a due operazioni da capogiro che raccontano meglio di qualsiasi grafico quanto valga oggi la NBA vera, non la patacca che stanno cercando di esportare. Prima è arrivato il passaggio di proprietà dei Los Angeles Lakers, chiuso a una valutazione record di 12,5 miliardi di dollari. Poi, a distanza di pochissimo tempo, anche Minnesota è entrata nel ballo: le quote di maggioranza dei Timberwolves e delle Lynx della WNBA sono state rilevate da Marc Stad, già azionista di minoranza, che ha acquisito il pacchetto precedentemente controllato da Marc Lore per un totale di 4,5 miliardi di dollari. Il salto è impressionante se si pensa che solo pochi anni fa lo stesso Lore, insieme ad Alex Rodriguez, aveva messo le mani sulla franchigia a una valutazione di 1,5 miliardi. In meno di un lustro il valore è praticamente triplicato. Stad diventa così il nuovo proprietario di riferimento, mentre l’ex stella del baseball Rodriguez resta pienamente coinvolto nella gestione e affiancherà il nuovo azionista di controllo. Insomma, una franchigia di medio-basso mercato come i Timberwolves vale oggi quanto valeva una superpotenza storica fino a pochi anni fa. E il trend non sembra destinato a fermarsi, da qui l’idea dello sbarco in Europa. Anche se qualunque medio appassionato di basket pensa che sia una bolla.
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