LeBron James, 41 anni, ha scelto i Philadelphia 76ers per la sua ventiquattresima stagione NBA. Un contratto biennale da 8 milioni di dollari con opzione per il secondo anno: cifre da riserva, non da superstar, per uno che l'anno scorso ne guadagnava 52,6 milioni con i Lakers. James stesso ha detto di non essere andato a caccia di soldi e i numeri lo confermano clamorosamente. Il colpo di scena non è tanto la destinazione in sé, quanto il contesto. James aveva più volte lasciato intendere che il suo ciclo con i Lakers si stesse chiudendo, e i nomi in ballo, da Golden State a Miami a Minnesota, erano tutti scenari più logici: un ritorno a casa, una reunion sentimentale, o un progetto già competitivo. Il dettaglio più interessante, però, è il processo decisionale: secondo quanto riferito da Rich Paul (agente di James, CEO di Klutch Sports) a ESPN, durante le tre settimane di trattativa l'unico allenatore con cui LeBron abbia parlato direttamente è stato Nick Nurse, coach dei Sixers. Un segnale forte: non è stata un'asta al miglior offerente, ma una scelta mirata, quasi personale. I Sixers sono da titolo? Di sicuro arrivano arrivano da un'estate aggressiva orchestrata dal nuovo front office guidato da Mike Gansey: prima il colpo Jaylen Brown, arrivato dai Celtics in cambio di Paul George, due prime scelte e due seconde scelte al draft, poi LeBron. Sulla carta il roster è diventato improvvisamente stellare: Maxey, Embiid, il rookie in ascesa VJ Edgecombe, ora Brown e James. Il quinto e ultimo anello in carriera non è fantabasket, anche se le variabili (prima fra tutte il fisico di Embiid) sono tante.
Alessandro Pajola lascia la Virtus Bologna dopo undici stagioni e firma con il Partizan Belgrado: contratto biennale, 1,8 milioni di euro netti complessivi. Una brutta notizia per la Serie A, che perde uno dei suoi giocatori più forti e uno dei pochissimi italiani riconoscibili, che dopo una stagione difficile a causa degli infortuni andrà di fatto a fare la riserva di Carlik Jones in una squadra da Eurolega con grandi ambizioni, quelle che la Virtus targata Zanetti non ha più. Primo giocatore italiano a vestire la maglia del Partizan, davvero un segno dei tempi.
Sono uscite le convocazioni di Luca Banchi per la preparazione al doppio confronto di qualificazione mondiale con Bosnia (28 agosto alle 20 a Tuzla) e Serbia (31 agosto alle 19:30 a Pesaro). La vittoria in Islanda e quella contro la Lituania con rimontona nel quarto periodo hanno generato un certo ottimismo nell’ambiente azzurro, che dal 10 agosto sarà vissuto da Spagnolo, Procida, Niang, Ferrari, Baldasso, Akele, Pajola e Petrucelli, e dal 14 da Mannion, Tonut, Melli, Fontecchio, Darius Thompson, Tessitori, Ricci e Emejuru. Grande curiosità proprio per Emejuru, diventato italiano non si sa bene come visto che è nato sì in Italia da genitori nigeriani ma ha vissuto in Nigeria, Inghilterra e negli ultimi anni Stati Uniti in diversi college. Minuti giocati in Italia, dal minibasket a oggi: zero. Probabile che lo si veda con la maglia della Roma SPQR, ma ancora non è ufficiale. Però da almeno tre stagioni questo centro di ormai 24 anni, seguito anche da diversi scout NBA (che non significa essere da NBA), è nel mirino della FIP, che sembra più interessata ai giocatori italianizzabili che a migliorare quelli italiani.
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