Ventisette anni. Tanto tempo è passato dall'ultima volta che i New York Knicks hanno giocato una finale NBA. Era il 1999, e dall'altra parte c'erano gli Spurs con un ventiduenne di nome Tim Duncan che stava per cambiare magari non la storia del basket ma quella di San Antonio sicuramente sì. Da Gara 1 di della prossima notte (2:30 per noi) in diretta esclusiva per l’Italia su Amazon Prime Video, la storia si ripete: stessi colori, stesso copione, e un altro fenomeno di 22 anni a guidare San Antonio. Inutile presentare Wembanyama, fra l’altro per la seconda volta giudicato difensore dell’anno, o Brunson, o anche i loro compagni, tutti li conoscono, interessante piuttosto che secondo i dati diffusi dalla NBA le partite trasmesse su Prime Video per il mercato italiano abbiano avuto una audience del 79% superiore a quelle dell’anno scorso, quando era solo Sky Sport a trasmetterle. Siccome gli appassionati di NBA in Italia non è che siano raddoppiati in pochi mesi e meno che mai quelli di basket, la conclusione logica è che la NBA possa coinvolgere anche un pubblico generalista (nel caso specifico già abbonato ad Amazon per i pacchi), cosa che purtroppo la pallacanestro europea, per non dire italiana, non sa o non può fare. La NBA originale, però, non quella farlocca.
A proposito di NBA farlocca, ogni giorno spunta una nuova squadra romana per la Serie A 2026-27. Trampolino di lancio per NBA Europe, l’Eurolega modificata o chissà che cosa. Allo stato attuale c’è soltanto una squadra che di sicuro riporterà Roma in A dopo 6 anni ed è la ex Vanoli Cremona, trasferitasi nella capitale sotto la regia di Petrucci e con i soldi dell’immancabile cordata americana, che ha in Donnie Nelson e Luka Doncic i volti più noti e in Valerio Bianchini il personaggio che dovrebbe agganciare l’operazione, nell’immaginario boomer e generazione X, ad un passato glorioso. Poi cè il discorso Matiasic, con il presidente della Pallacanestro Trieste che ha deciso di trasferirsi anche lui a Roma, ma farlo con Trieste sarebbe insensato visto che il club ha una delle tifoserie più numerose della Serie A: meglio (si fa per dire) venderlo e acquisire il diritto della Brescia o della Scafati della situazione, magari indennizzandole anche con un diritto di A2 rilevato da Torino. Sullo sfondo, ma neppure tanto, la Virtus Roma, diciamo la nuova Virtus Roma, che sta lottando per la promozione in A2 e che è l’unica realtà della città con un certo seguito e si troverebbe schiacciata fra due colossi (quello di Matiasic con in più il PalaEur) in un contesto mediatico in cui già la pallacanestro finisce nelle brevi. Su tutto l’incredibile Petrucci, che partendo da un obbiettivo sensato, cioè rimettere Roma nella mappa della Serie A (ma per 6 anni non ci aveva pensato…), si è allargato verso situazioni assurde per un presidente di federazione, con il diritto sportivo ormai riservato soltanto agli stupidi e ai pochi che ci credono.
Gli italiani decenti sono sempre di meno e costano sempre di più, e così sarebbe anche con l’ipotetico ‘sette più cinque’, Per questo il mercato è condizionato anche da figure ben lontane dalla mente di Banchi per la maglia azzurra. Al di là dei numeri e della partenza di Pajola, la squadra che più punta sugli italiani forti è la Virtus Bologna: la prossima stagione Hackett, Diouf, Ferrari, Casarin e Baldasso, con l’asterisco di Niang che potrebbe cambiare idea (i soldi sono meno del previsto) sulla NCAA. A Milano gli italiani contano meno, ma potrebbe arrivarne uno del livello di Darius Thompson. Roma 1 e Roma 2 sono a zero. Il tema di fondo è che queste regole non hanno aumentato l’utilizzo degli italiani, in realtà ‘formati’’ e quindi non necessariamente utili alla Nazionale, ma soltanto i contratti di molti panchinari.
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