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L'oro di Silver

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La tassa d'ingresso di NBA Europe, i quattromila della Serie A e il ritorno di De Raffaele

Dopo l’ultimo giro di colloqui a Londra lo scenario di NBA Europe si avvicina di più al flop che a una realizzazione in tempi brevi: il Barcellona rimane in Eurolega, il Real Madrid è incerto, l’Olimpia Milano così come tanti altri non ha capito cosa ci si guadagni dal progetto americano approvato a scatola chiusa dalla FIBA pur di creare un danno all’Eurolega. Ma soprattutto i club calcistici, e ci mettiamo anche Barcelona e Real che formalmente sono polisportive, non sembrano così ansiosi di buttare via 500 milioni di dollari per ritrovarsi gli stessi problemi finanziari di sempre. Idea anche di Manchester City e Manchester United, tirati in mezzo da Silver che con molta concretezza è partito dai grandi numeri del calcio. Unica eccezione il Milan, o meglio la proprietà del Milan, presente a Londra con Ibrahimovic, tiepidamente intertessata sia a un'avventura in proprio sia a una collaborazione con l'Olimpia. Non azzardiamo previsioni, ma con questa tassa di ingresso disumana NBA Europe interesserà a pochi: a cifre inferiori magari qualcuno interessato davvero ad agganciarsi al carrozzone NBA lo si troverà. La certezza è che FIBA e federazioni nazionali affiliate, a partire da quelle italiana, stiano facendo la figura dei poveracci livorosi.

La Serie A ha chiuso il girone di andata con quattromila spettatori di media a partita, per l’esattezza 3.998. Un risultato di poco superiore a quello della scorsa stagione e che va considerato buonissimo, vista la quantità di alternative e la qualità del cosiddetto ‘prodotto Serie A’. Che in quanto tale interessa a pochi: difficilmente i tifosi di una squadra seguono le partite di un’altra italiana, anche quando è una rivale storica. Più facile, se sono veri appassionati, che seguano la pallacanestro in generale: NBA, Eurolega, al limite minors. I tifosi sono comunque un patrimonio che la Serie A ha ereditato dal suo glorioso e ben più identitario passato, anche se per ovvie ragioni valgono commercialmente meno di quelli del calcio: se l’incasso medio è di 62.326 euro a partita, questo a casa nostra significa 15,5 euro a partita per persona. Poco più di un cinema, in certe piazze anche meno visto che la media è tenuta su dai prezzi di Milano e Bologna. A proposito: prima per presenze medie è sempre l’Olimpia, 6.782, in netto calo rispetto all’anno scorso (8.530) soprattutto per il forzato trasloco olimpico al Palalido, davanti a Trieste (5.639) e Virtus Bologna (5.493) e sopra quota 4.000 ci sono anche Cantù, Brescia e Varese. Sono numeri comunque paragonabili a quelli degli anni Ottanta, un piccolo miracolo visto come è cambiato il contesto della pallacanestro e del resto.

Quasi nessuno è profeta in patria, ma non è per questo che Nicola Brienza ha pagato con l’esonero l’ultimo posto di una Cantù neopromossa (con Brienza in panchina) ma moderatamente ambiziosa, in attesa della consegna del nuovo palazzo e della fine dell’era Desio, che in ogni caso non ha fatto calare il pubblico. Il pessimo rendimento in trasferta e in generale la cattiva difesa hanno portato a una scelta dolorosa e come tempistica strana (dopo la buona partita con la capolista Brescia), anche se è tutto da dimostrare che un allenatore pur bravissimo come Walter De Raffaele possa fare meglio. Dalla sua De Raffaele ha due scudetti con la Reyer, tanta esperienza, e la fama di tecnico che fa stare le sue squadre sul pezzo, senza incantare ma anche mettendo pressione agli avversari. A Tortona ha fatto peggio del previsto ma rimane uno degli allenatori italiani top, forse il più sottovalutato fra quelli della sua fascia. Prime missioni: dare un po’ di intensità in più e recuperare Basile. La salvezza non dovrebbe richiedere un’impresa, adesso che Trapani è stata cancellata e in A2 ne scenderà solo una. In qualche corridoio della FIP si dice addirittura nessuna, se per far entrare Roma con un provvedimento straordinario si dovesse rendere necessario l'allargamento a 18 squadre.

stefano@indiscreto.net