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Aspettando Musulmano Ronaldo

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La croce cristiana è scomparsa dallo stemma del Real Madrid? Nei giorni scorsi se ne è parlato così tanto, visto anche che si tratta del club più popolare del mondo, che forse valeva la pena controllare. La verità è che la croce non è sparita dallo stemma della società né dalle maglie, ma soltanto (si fa per dire) da una carta di credito che verrà emessa dalla National Bank di Abu Dhabi in collaborazione con il Real. Di sicuro comunque una scelta epocale, visto che è la prima volta che un club di tale importanza cambia il suo cuore (la gente è attaccata a colori e simboli, non a giocatori che sono tutti di passaggio) per fare cosa gradita a un partner (parentesi: lo sponsor principale, la Emirates, è di Dubai) commerciale. Visto che questa carta di credito deve essere piazzata in paesi musulmani, questo il grande ragionamento di Florentino Perez, cosa ci importa di cambiare il simbolo? A quale spagnolo potrà mai importare di una carta utilizzata ad Abu Dhabi? Invece a qualche spagnolo e anche a qualche altro europeo interessa... La croce sullo stemma del Real Madrid ha peraltro una storia travagliatissima, visto che non esisteva alla fondazione del club nel 1902, poi arrivò con Re Alfonso XIII, sparì con la Repubblica, ricomparve con Franco, praticamente agli albori dell'era Bernabeu, per durare fino ai giorni nostri. Ma la materia del contendere è evidente, al di là di queste note wikipedistiche: imprenditori, fondi di investimento e sponsor di paesi musulmani e autoritari (i due aspetti vanno di pari passo quasi ovunque) si stanno comprando direttamente o indirettamente il meglio del calcio mondiale. Dal Manchester City al Milan, dal PSG al Barcellona, dall'Arsenal all'Inter, per arrivare al Real Madrid, questa tendenza è evidente così come è evidente la sua ragione primaria: non vendere qualche carta di credito o qualche maglietta in più, e nemmeno guadagnarci (basta guardare i bilanci di PSG e City) ma piazzare nell'immaginario dell'occidentale medio un'immagine rassicurante del mondo islamico e al tempo avere un trofeo da esibire in patria, depurato da simboli che possano far venire in mente altre culture. Grande alleato di questa realtà, che sarebbe stupido definire complotto (in questo caso niente avviene in segreto, anzi la pubblicità è parte integrante dell'operazione), è il nostro politicamente corretto che unito ai debiti creati da imprenditori europei e cristiani ci ha trasformati in accattoni più o meno di lusso. L'unica salvezza, parlando soltanto di calcio, sarebbe ridimensionarsi (ma nemmeno tanto) e avere club davvero in mano ai propri tifosi. Se no fra poco CR7 dovrà cambiare il nome in Musulmano, con giustificazioni da terzo millennio (il marketing, il brand, il fatturato) per vendere un prodotto medioevale. A chi evoca lo spettro delle guerre di religione bisogna dire che siamo già a un livello superiore, quello di una civiltà che ne compra un'altra. Twitter @StefanoOlivari