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Il silenzio di Cesare Prandelli

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Chissà se nei prossimi giorni, magari dal ritiro austriaco o una volta ambientato nella meravigliosa Istanbul, Cesare Prandelli avrà voglia di sbottonarsi un po' di più su quanto accaduto nelle ultime settimane, raccontando nel dettaglio le ragioni della fallimentare spedizione italiana in Brasile. Sono sincero: mi aspettavo che lo facesse oggi, cogliendo l'occasione della nuova avventura turca per rimediare a una conferenza stampa mancata nel dopo Mondiale e che dal mio punto di vita – come Ct di tutti gli italiani – gli toccava. Così non è stato, esattamente come mancò quella di Lippi, man non dispero. L'ex Ct non ci ha sin qui spiegato i perché della più grave e profonda frattura nella storia dello spogliatoio azzurro (solo il 1974 partorì tanto veleno, raccontato da Giovanni Arpino in "Azzurro Tenebra"), malgrado il bellissimo resort e le mogli al seguito. Non ci ha fornito una delucidazione sulle scelte tattiche o sugli errori nella preparazione, che insieme al resto delle cose è costata oltre quattro milioni di euro per due settimane di trasferta, a conti fatti 200mila al giorno per uscire contro la Costa Rica. Siccome ne ho stima vera e non strumentale, dato che da anni lo apprezzo e ne riconosco i meriti in pubblico, preferisco dire le cose come stanno, perché il Prandelli che conosco è un hombre vertical. Non certo lo Schettino di cui si è scritto in questi giorni. Aspettando il resto della verità, a Istanbul ha detto due cose significative. La prima che Balotelli non è un campione. Grazie, ma lo avevamo già intuito, magari scrivendolo tra il risentimento di qualche federale. Semmai ci chiediamo perché la Nazionale 2014 sia stata eretta sul ragazzo immaturo e fragile invece che su altri elementi più affidabili. La seconda è che Giuseppe Rossi l'ha deluso umanamente. Mi pare la cosa più pesante e grave detta da Cesare in mezzo agli inchini turchi e ai giusti proclami iniziali (il progetto sportivo, i comportamenti corretti, la storia del Galatasaray da onorare). Pepito ha sbagliato nel reagire? Nel fare uscire il suo malcontento? Ma è stato Prandelli a cacciarsi in un vicolo cieco, chiamandolo prima e lasciandolo a casa dopo. Si aspettava che l'altro tacesse? Che non disturbasse il manovratore come faceva il 99% della stampa? A proposito, io credo che l'eccessivo consenso abbia danneggiato la nostra spedizione. Basta l'ottima Silvia Berti a fare da ufficio stampa al Ct, che infatti l'ha portata con sé sul Bosforo. Mi si dirà: ma ha dato le dimissioni. Vero. Apprezzabili e coerenti in un Paese in cui nessuno eccetera eccetera. Ma faccio notare che nessun Ct uscito al girone iniziale è rimasto sulla panchina, nemmeno il campione del mondo Lippi. E poi qui non è questione di risultati, di sconfitte che nel calcio ci possono stare, bensì di semplice verità. Aspetto che Cesare Prandelli ci racconti cosa è successo a Mangaratibia e perché abbiamo dovuto assistere allo spettacolo penoso di suoi calciatori che si linciavano tra loro in diretta. twitter@matteomarani