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Uomini Mondiali / 1 - Stábile, el Filtrador

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La nostra galleria di campioni che hanno fatto la storia dei Mondiali comincia da Guillermo Stábile, attaccante argentino che, con otto reti in quattro incontri, si laureò capocannoniere della prima edizione della Coppa del Mondo, svoltasi in Uruguay nel 1930. Autentica leggenda in patria, ebbe una smisurata ammirazione anche fuori dai suoi confini natii, proprio a partire da quel primo Mondiale, quando il mondo scoprì quella micidiale macchina da gol.

Guillermo Stábile (17/1/1905 - 26/12/1966) Argentina - attaccante

La nostra galleria di campioni che hanno fatto la storia dei Mondiali comincia da Guillermo António Stábile, attaccante argentino che, con otto reti in quattro incontri, si laureò capocannoniere della prima edizione della Coppa del Mondo, svoltasi in Uruguay nel 1930. Autentica leggenda in patria, ebbe una smisurata ammirazione anche fuori dai confini natii, proprio a partire da quel primo Mondiale, quando il mondo scoprì quella micidiale macchina da gol.

La sua carriera iniziò quando un osservatore dell’Huracán lo vide giocare, diciassettenne, per le vie di Buenos Aires. Fu un’ascesa continua. A suon di gol trascinò al titolo i biancorossi nel 1925 e nel 1928, guadagnandosi il nomignolo di “Filtrador”, per la spiccata abilità a infiltrarsi nelle aree avversarie.

Nel Mondiale del 1930, dicevamo, ecco il grande exploit con la maglia albiceleste, di cui fu il leader: nella fase a gironi, rifilò tre reti al Messico e due al Cile; in semifinale, nel 6-1 dell’Argentina sugli Stati Uniti, segnò un’altra doppietta; in finale, contro i padroni di casa, segnò il gol del momentaneo 2-1 degli argentini, ma la rimonta uruguaiana (terminerà 4-2 per gli Orientales) spostò la festa da Buenos Aires a Montevideo.

Fu un secondo posto amaro per l’Argentina, ma per Stábile, il Mondiale del ‘30 fu la rampa di lancio per l’Europa: al termine della competizione lasciò l’Huracán (due campionati vinti e l’impressionante bottino di 102 gol in 119 partite) e s’imbarcò su un piroscafo per Genova, insieme alla moglie Julia Groppo.

Nel capoluogo ligure trovò una folla festante, smaniosa di dare il suo saluto al nuovo acquisto del Genoa, costato 25000 pesos. Non deluse il pubblico di Marassi, segnando una tripletta all’esordio in Serie A. Mussolini cercò di naturalizzarlo, sfruttandone le chiare origini italiane, ma alla fine non se ne fece nulla, perché Stábile si ruppe una gamba in una gara di campionato, quando si scontrò con Rapetti, portiere dell’Alessandria. Stette fuori un anno. Tornò in campo nel 1932, ma fu stoppato da un altro infortunio. Non sarà più quello di prima: tormentato dagli acciacchi, nel ‘34 lasciò il Genoa (41 presenze, 15 gol) per il Napoli, dove si fece ammirare solo a sprazzi (3 gol in 20 gare). Il crepuscolo del calciatore era ormai iniziato: tornò a Genova per una sola gara (con tanto di gol), e poi si trasferì a Parigi, al Red Star, del quale divenne anche allenatore. Qui iniziò la seconda parte della leggenda, quella che lo porterà ad essere il più titolato allenatore del Sudamerica. Durante la Seconda guerra mondiale decise di cambiare aria e tornò in patria. A livello di club guidò il San Lorenzo, l’Huracán e soprattutto il Racing con cui conquistò tre campionati, ma è con la lunghissima conduzione della Selección che Stábile si guadagnò la gloria: allenò la nazionale per trentuno (!) anni, vincendo sei edizioni della Copa América. Trionfò nel ‘41, nel ‘45, nel ‘46, nel ‘47, nel ‘55 e nel ‘57. Nessun altro è più riuscito in un’impresa simile.

Lasciò la nazionale dopo il fallimentare Mondiale del ‘58, quando l’Argentina uscì ai gironi, subendo anche un umiliante 1-6 con la Cecoslovacchia. Appena un anno prima aveva vinto l’ultima Copa América, lanciando in nazionale il famoso trio Maschio-Angelillo-Sivori. “Los angeles de la cara sucia”, gli angeli della faccia sporca.

Giovanni Del Bianco twitter: @g_delbianco