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Più Schladming e meno Qatar

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A Schladming per il trionfo dell'idolo di casa Marcel Hirscher, che non si sa come abbia fatto a reggere la pressione di tutta una nazione, si è vista un'atmosfera paragonabile a quella del Maracanà con il Brasile in campo. La sua medaglia d'oro nello slalom in mezzo al delirio della folla, scendendo per ultimo (essendo stato il migliore nella prima manche), è stata la degna conclusione di un Mondiale bellissimo che l'Italia ha onorato (Paris, Nadia Fanchini e Moelgg hanno portato le tre medaglie, meno dell'incredibile bottino di Garmisch 2011 ma comunque un bel risultato) e l'Austria ha organizzato in maniera equilibrata: senza gigantismi, perché tutto esisteva già da decenni, ma anche senza finta umiltà. Una lezione per chi pensa che le grandi manifestazioni di tutti gli sport debbano avere un valore soprattutto promozionale e commerciale, senza alcun rispetto per la tradizione. Un discorso scontato nello sci e nel rugby, dove la nazioni trainanti sono sempre le stesse, ma un po' meno in altre discipline dove le assegnazioni 'creative', dall'atletica al ciclismo, trovano un minimo appiglio sportivo per giustificare quelle che altro non sono che scelte geopolitiche. Un paese un voto, bisogna ricordrselo sempre. Anche se mancano ancora 9 anni, pensare che il massimo torneo dello sport più popolare del mondo si giocherà in Qatar a 50 gradi all'ombra e in stadi semideserti ci fa stare male. Ecco, questo veniva in mente guardando Hirscher fondersi con il pubblico.