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Si fa presto a dire Guardiola

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Walter Mazzarri è vivo e lotta insieme a noi. Il check up in una clinica di Avellino era programmato da tempo, nessun malore o peggio. E già l'ex 'futuro Antognoni' (parliamo del Mazzarri giocatore nelle giovanili della Fiorentina di fine anni Settanta) ha ripreso a lavorare con il Napoli in vista della partita di Europa League con il Dnipro. Certo è che Mazzarri è stressato e che stia pensando seriamente all'anno sabbatico che in molti (non certo noi, che fatichiamo ad arrivare alla fine del mese) avrebbero la possibilità finanziaria di prendersi ma che in pochi alla fine si prendono. Forse per quella paura, per citare Biagio Antonacci, di 'uscire dal giro'. Insomma, facile elogiare la scelta di vita di Guardiola, che dopo avere vinto e mostrato tutto in quattro anni sulla panchina del Barcellona ha regalato a sé e alla sua famiglia un anno (forse anche due) a New York, più difficile imitarla. Il Napoli è una situazione impegnativa, ma non più della Juventus o del Milan dove Mazzarri era in predicato di finire qualche tempo fa. E sicuramente di più di quella serie A medio-bassa, confinante con la B non solo in termini di classifica, che rappresenta la collocazione naturale di tanti ex allenatori 'emergenti' a livello tecnico e di immagine, da Delneri a Delio Rossi (ora accostato a tutte le panchine che stanno per saltare) passando per Malesani (che fine ha fatto?) e dove se si chiudesse male l'esperienza con il Napoli, ormai al quarto anno, Mazzarri rischierebbe di finire dopo un periodo più o meno lungo di disoccupazione. Tenga duro, Mazzarri. Buttarsi giù dal treno è sempre più facile che salirci.