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Il modello inglese? Tenetevelo!

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Lettera di un tifoso napoletano in trasferta a Londra a seguito della sua squadra
Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Lettera di un tifoso napoletano in trasferta Egregio Direttore, ho dovuto purtroppo constatare come gli organi di informazione non abbiano dato il giusto risalto ad un fatto che ritengo davvero grave: mi riferisco alla vera e propria “espulsione” dallo stadio del Chelsea di molti tifosi del Napoli, per aver esultato al gol di Inler. Io sono uno di loro. Sono avvocato, ho 40 anni, vivo a Milano, tifo Napoli, non sono un ultrà e a me e ad un amico venuto apposta da New York era stato regalato un biglietto per la partita (del costo di 52£ ciascuno), biglietto che ci è stato consegnato solo 4 ore prima della partita, portato direttamente dalla società Chelsea presso un albergo di Londra in una busta a mio nome. Una volta ritiratolo, abbiamo scoperto che il nostro posto era nel settore Shed End Lower, fila 15, posti 143 e 144 (proprio di fianco al settore ospiti, dietro la porta). Sapevamo (per un po’ di esperienza) che era preferibile non portare vessilli o altro del Napoli, e così è stato: siamo arrivati allo stadio “in incognito”. Durante la partita, non abbiamo detto una parola, solo sofferto in silenzio (e come noi tanti altri tifosi del napoli, ce ne erano circa un centinaio nel nostro settore, in incognito anche loro, ed in silenzio). Già questa, per me, non è civiltà: in nessuno stadio del mondo – e ne ho visti tanti – è proibito tifare, civilmente, per la tua squadra o è proibito anche solo parlare per non far capire che sei italiano. E questo non per colpa degli steward – che sono stati gentilissimi e hanno avuto modi di fare impeccabili – ma per colpa dei “civilissimi” tifosi inglesi, i quali, se si accorgevano che eri italiano, cominciavano ad insultarti, a voltarsi verso di te con fare strafottente, quando non minaccioso. Ma non è questo il peggio. Al gol di Inler, c’è poco da fare, a me, al mio amico e agli altri tifosi del Napoli è venuto spontaneo (è come ricevere una martellata, non ce la fai a non reagire) alzarsi e gridare “gol”, per poi risederci subito (niente esultanze sfrenate, per intenderci). Non l’avessimo mai fatto. Si è scatenato un putiferio: i “civili” tifosi inglesi si sono voltati sbraitando verso di noi, paonazzi, ubriachi (all’interno dello stadio i bar offrono gli “specials”: prendi 4 birre prima della partita e ne paghi solo 3…), insultando, minacciando e chiamando a gran voce gli steward. I quali, poveretti, sono accorsi subito – a nostra difesa, più che altro – e, con grande imbarazzo, ci hanno prima proposto un'altra sistemazione e poi, invece, dopo i colloqui del caso con i capi della sicurezza, ci hanno – sempre gentilmente, ma tant’è – sbattuto fuori dallo stadio. Al 60° minuto. Inutili le spiegazioni: noi non avevamo fatto nulla, sono gli altri che hanno insultato, noi non avevamo nemmeno tifato, ci siamo solo alzati al gol, non avevamo sciarpe né abbiamo fatto cori. Erano gli inglesi quelli ubriachi e violenti. Loro devono essere espulsi. Nulla da fare. Siamo noi i “provocatori”. FUORI. E fuori abbiamo incontrato altre decine, centinaia di tifosi, “espulsi” anche loro – da qualunque settore dello stadio, persino dalla tribuna centrale (quella riservata agli ospiti Uefa) – solo per aver gridato “gol”. Ho visto un padre che dava la mano a suo figlio, poteva avere 8 anni, che correva via. Ne ho visto un altro, che si è fermato un attimo a parlare con noi, con la mano al figlio in lacrime, che chiedeva “papà, ma perché ci hanno cacciato?” e il padre incapace di rispondere, attonito. In nessuno stadio italiano – e del mondo – ho mai visto accadere una cosa simile. Ora mi chiedo: è questo il tanto lodato modello inglese ? E’ questa la civiltà che invochiamo ? Sono questi gli stadi da sogno, quelli per famiglie ? Sì, per famiglie tifose unicamente della squadra di casa, per gli avversari nessun rispetto. Allora basta vietare semplicemente le trasferte, così lo sappiamo da subito tutti. Abbiamo tanti problemi nei nostri stadi, ma per favore non veniteci mai più a parlare del modello inglese. Peraltro, anche giuridicamente, il comportamento del Chelsea non ha alcun fondamento. Io le regole le ho rispettate: da nessuna parte sul biglietto – unico titolo legalmente valido – c’era scritto “vietato l’ingresso agli italiani, vietato tifare se non per il Chelsea, vietato esultare ai gol”. Né era scritto altrove: non mi hanno permesso di godermi uno spettacolo per il quale ho regolarmente pagato e non ho infranto nessuna regola (né scritta né verbale). Ho diritto ad un risarcimento e lo chiederò al Chelsea (organizzatore della partita) oppure alla Uefa (organizzatrice della competizione). A proposito di Uefa: proprio un bello spot per il fair play ed il rispetto. Che gli inglesi si vergognino, chiedano scusa o almeno non vengano a darci lezioni di civiltà. Non è proprio il caso. Cari saluti. Mario Adinolfi