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La capienza di Cellino

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Cagliari-Catania è una partita che tutto il mondo vorrebbe ospitare, ma lunedì prossimo questo privilegio sarà di Trieste e del suo Nereo Rocco. Scherziamo a metà, perché il realtà il braccio di ferro fra Cellino e il Comune di Cagliari ripropone lo stesso schema di mezza Italia, fatta eccezione per la Juventus che il suo stadio già ce l'ha, per chi finge di volerne uno nuovo ma preferisce pagare un canone ridicolo per quello vecchio (Inter e Milan, per dire) e per chi non ha progetti che vadano al di là di una dilazione nel pagamento degli stipendi. Lo schema sarebbe questo: io società storica di una certa città mi rendo conto che nel 2012 una persona sana di mente o guarda la partita al campetto di suo figlio oppure segue Barcellona e Real Madrid su Sky, ma non certo una squadra di metà classifica senza obbiettivi (e ci fermiamo qui), quindi i margini di guadagno con il calcio dipendono solo da operazioni di mercato o da futuribili operazioni immobiliari. Per il primo scenario ci vuole competenza, programmazione, anche fortuna: molti vogliono fare l'Udinese, pochi ci riescono. Nel loro piccolo, il Cagliari e Cellino hanno sempre fatto parte dei 'competenti'. Per il secondo basta individuare un'area, farle cambiare destinazione d'uso con la connivenza di qualche amministratore locale, e poi mettere in piedi una di quelle speculazioni che zavorrano i bilanci delle banche italiane, che nell'attivo dei loro patrimoni hanno migliaia di immobili invendibili. Non tutto è bianco o nero, però, ogni situazione ha sue specificità. E quali sarebbero quelle di Cagliari? Prima di tutto le condizioni del Sant'Elia, già abbandonato sotto Pasqua (sempre per Trieste) per la partita con l'Inter: in dubbio l'agibilità del settore Distinti, chiuso ormai da tre mesi, chiusa la curva Sud, incerti i tempi di posa delle reti di protezione, ma soprattutto capienza scesa a 14mila posti. Il che significa giocare in deroga perenne della Lega (per la A il minimo sarebbe 20mila) e offrire uno spettacolo, televisivo e dal vivo, di rara desolazione. Per inquadrare meglio il problema, il sindaco Massimo Zedda (giunta di centrosinistra, lui è di SEL) ritiene che ci siano le condizioni per la rescissione vista la morosità di Cellino nel pagamento dell'affitto. E quindi? Come il 99% delle città italiane, Cagliari ha bisogno di tutto tranne che di un nuovo stadio di calcio. Con buona pace anche di quei media tifosi del cemento, da Italia Novanta ai giorni nostri, per evidenti ragioni. Cellino sa benissimo che la media casalinga di spettatori è stata di 9720, la ventesima su 20 squadre di serie A (meno del Chievo!) e ben sotto il limite della capienza: anche di quella ridotta per lavori che prima o poi finiranno. Poi si può anche affermare che i tifosi sardi disertino il sant'Elia perché non trovano il cinema con le sale in 3D, l'ipermercato e il centro benessere, ma non si può pretendere di essere presi sul serio. Twitter @StefanoOlivari