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Bari, eutanasia di una Nazione

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Lo sfascio etico e morale di un Paese lo misuri nei frammenti, attraverso le pieghe delle intercettazioni che restituiscono un’Italia malata, vorace di denaro e senza più decoro. Ad esempio nei 50mila euro prelevati dal tesoriere della Lega Belsito per l’automobile di Renzo Bossi, alias il Trota, già fatto eleggere al Consiglio regionale della Lombardia in virtù non delle competenze - pochissime - bensì del cognome. Ma lo scorgi anche nei sottofondi dell’indagine di Bari, dalla quale si alza in queste ore un tanfo di inusitate proporzioni. Penso a questo: in che orrore si fosse trasformata la scorsa stagione della squadra pugliese, con quattro giocatori finiti nelle maglie della magistratura. Da una parte gli zingari, che minacciavano e pretendevano di vincere facile, dall’altra gli ultrà che offrivano un salvacondotto ai giocatori (niente botte o aggressioni) in cambio di una partecipazione alla combine. Nello specifico contro il Cesena. E poi loro, giocatori allo sbando, senza un riferimento al quale aggrapparsi, un codice cui richiamarsi di fronte all'orrore crescente. Stellini che suggerisce l’ultimo, estremo tentativo di coinvolgere l’Associazione calciatori, come aveva fatto con ben diversa lungimiranza Simone Farina. Ma niente, la perdizione è ormai totale. E ancora i soldi nell’auto di Andrea Masiello, che si fa un gol in cambio di 300mila euro nel derby contro il Lecce. La denuncia del portiere Gillet, che essendo belga e non italiano chiede di cambiare città, aria. Tutto attorno, una corte di servitori, ruffiani, leccaculi pronto a mungere la situazione, dai ristoratori al magazziniere. Il Bari 2010-11 meriterebbe un libro, nero come la pece. Perché siamo arrivati qui resta il vero dilemma. Contano solo i soldi, sporchi o puliti non fa differenza. L’arricchimento, lo sperpero, il lusso da poveri contadini arricchiti. Quelli che vogliono le cozze pelose, gli altri che pretendono auto o barche, chi ordina prostitute o cocaina, i due maggiori place mondiali. Siamo proprio alla fine di un’epoca. Speriamo soltanto che dalla crisi economica che ci investe, questa sì in modo drammatico per le famiglie, rispunti l’Italia frugale. Quella non ancora umiliata dalla corruzione. twitter@matteomarani