Il Parma conta zero, siamo tutti d'accordo. Se al suo posto in serie A ci fossero il Foggia o il Treviso per il mitico 'sistema calcio' sarebbe la stessa cosa, essendo il carrozzone fondato su tre club che raccolgono il 75% del tifo nazionale e su altre cinque o sei che rappresentano città con popolazione significativa. Però il presidente Ghirardi non si meritava la spocchia con cui il presidente degli arbitri Marcello Nicchi ha commentato le proteste del Parma dopo i clamorosi errori che lo hanno penalizzato nella partita con il Napoli: ''Ghirardi deluso da me e da Braschi? E' un problema suo''. Una buona risposta, se fosse data a tutti i presidenti che si lamentano. Peccato che sia arrivata pochi giorni dopo il ''Siamo addolorati per quanto accaduto in Milan-Juve'' uscito dalla bocca dello stesso Nicchi, che non ha stigmatizzato né il cialtronissimo 'prima' ne il cialtrone 'dopo' mediatico messo in piedi dai dirigenti dei due grandi club. Quei grandi club che secondo un mantra mai messo in discussione, meriterebbero rispetto. Come Inter, Roma, Napoli, Fiorentina e quei pochi altri capaci di creare casi mediatici (mai come Milan e Juve, ma comunque tali da condizionare Nicchi e Braschi) e al limite portare qualche migliaio di sfaccendati in piazza. Ma nel 2012, con la televisione e il web che permettono di vedere tutto di tutti gli sport del pianeta, non può più esistere un campionato in cui qualcuno merita rispetto e qualcun altro no. Non è solo un problema di arbitri, ma anche di media. Senza mettere in campo le solite squadre, gli errori di domenica a parti invertite avrebbero portato ancora oggi a un De Laurentiis strabordante ovunque, con minacce di dossier e cose del genere. Ghirardi e il Parma sono invece già finiti nelle brevi, tranne che in pochi casi, secondo la logica del numero che è potenza e dei milioni di baionette.
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