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Etica speciale per Balotelli

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Tutto si può dire di Cesare Prandelli, tranne che non goda di buona stampa. Il girone di qualificazione europea, disputato contro nessuno, non ha detto molto sul futuro della nostra Nazionale ma di sicuro è stato una passerella per marcare differenze con il passato. Soprattutto a livello etico, per quanto riguarda le logiche sottostanti alle convocazioni. Così ogni partita si trasforma in una specie di lavagna di buoni e cattivi, in base agli eventi più recenti. Peccato che la linea del c.t. tutto di un pezzo (a proposito, si parla tanto di giornalisti tifosi per i club ma è dai tempi del Bearzot 1982 che non leggiamo pezzi davvero pesanti contro il selezionatore in carica o contro la FIGC) non sia esattamente... una linea. Tanto per stare sull'attualità e su chi Prandelli ha chiamato per l'imperdibile amichevole Italia-Stati Uniti di mercoledì a Genova, iniziamo con Gigi Buffon. Che ha affermato pubblicamente che anche se si fosse accorto che Muntari aveva segnato, sabato scorso nel famoso episodio, non l'avrebbe certo confessato a Tagliavento. Molto onesto e 'vero', Buffon, ma non esattamente il messaggio sportivo che Prandelli dice di voler diffondere. Probabile che che un'esclusione di Buffon avrebbe infuocato ancora di più il clima fra Milan e Juve, ma non è che Prandelli debba occuparsi della lotta scudetto e degli ascari mediatici dei due club. La gestione delle espulsioni è poi spesso strana: no a Osvaldo, espulso a Bergamo, ma sì a Balzaretti che ha ricevuto il cartellino rosso a Siena. Due falli di natura diversa (violento quello dell'attaccante, da ultimo uomo quello del difensore), cosa che può avere influito sulla decisione del c.t., ma comunque due rossi diretti. Inutile dire che l'inspiegabile cattivo della situazione è sempre Mario Balotelli, che la sua squalifica (quella per l'episodio con Parker) l'ha già scontata, che in Premier League è già rientrato, che è in grande forma e che sembra l'unico azzurro in grado di entusiasmare. Lui a Genova non ci sarà. Giocando nel Manchester City, non ha difesa mediatica da parte di nessun giornale provinciale (per noi anche Milano e Roma sono provinciali: hanno giusto più abitanti, telespettatori e lettori di Potenza e Belluno) e quindi nell'immaginario collettivo è ormai più un personaggio pop che un calciatore. Lui dagli 'uomini di calcio' ha preso sberle (nello spogliatoio), calcioni (in campo) e insulti. Non ha mai scommesso, nemmeno per interposta persona. Dal punto di vista dell'etica sportiva potrebbe dare lezioni ad intoccabili icone sfiatate, alcune delle quali Prandelli medita addirittura di recuperare in vista dell'Europeo. Twitter @StefanoOlivari